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[RECE][SUB] Wangsimni


4 risposte a questa discussione

#1 creep

    antiluogocomunista

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Inviato 11 March 2014 - 10:11 AM

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Il gangster Jun-Tae torna nel suo paese natale, Wangsimni, dopo 14 anni di assenza. Gli amici di un tempo sono cambiati e si sono fatti strada nelle loro vite, mentre lui e il proprietario della sala da biliardo in cui soleva passare le giornate, sono rimasti sempre gli stessi. Anche Jeong-Hee, la sua vecchia fiamma, è cambiata. Dopo essere stata abbandonata da Jun-Tae, Jeong-Hee ha avuto una vita dura e Jun-Tae, attanagliato dal senso di colpa, cerca di aiutarla, non curandosi del fatto che Jeong-hee si stia approfittando di lui. Solo una giovane prostituta sincera e gioviale di nome Yun-ae sembra essere l’ultima ancora di salvezza per Jun-Tae, ormai stanco di vivere senza radici e senza scopi.





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Stralci del commento del regista Im Kwon-taek e del critico cinematografico Kim Young-jin sul film, che potete vedere e ascoltare associando il file srt WANGSIMNI.commento.ITA.AsianWorld.it scaricabile dal file zip dei sottotitoli alla traccia video e selezionando la traccia audio 2.



Questo film uscì nel 1976. È un film molto importante sul piano personale. Girai un film chiamato "Testimony" prima di questo. Era un film di indirizzo politico girato secondo le direttive del governo. Fu credo il primo, e credo di non averne girati più sotto le direttive del governo. Così avevo girato un film di indirizzo politico nazionale, e fu selezionato per essere proiettato a Taiwan dove si stava tenendo l'Asian Film Festival. A quel tempo non sarei stato in grado di partecipare a un festival del cinema di quella portata, se non fosse stato per un film d'indirizzo politico nazionale. La ragione per cui lo feci fu che la mia famiglia era orientata a sinistra. Perciò, a quel tempo, essendo implicato nel reato di favoreggiamento al comunismo, non mi era concesso di lasciare il paese. Era un periodo in cui avrei fatto di tutto per lasciare la Corea, perché volevo vivere lontano dalla Corea per un po'. Perciò dovemmo girare Testimony e fu una produzione molto sofferta. Il Ministro della Cultura e dell'Informazione Pubblica del tempo, Yun Ju-yeong, disse che dal momento che era un film prodotto dal governo, e visto che aveva avuto una difficile gestazione, sarei stato in grado di partecipare al festival. Ecco come mi capitò d'andarci. Tutti i miei film degli anni 60 trattavano di lotte, scazzottate, rivalse. Il tema riguardava sempre il lasciare il luogo di origine, erano film incentrati sull'abbandono delle proprie radici. E avevo certe sensazioni sulla Corea, avevo un persistente desiderio di andarmene. Penso che queste emozioni siano riflesse nei film d'azione di quart'ordine che girai in quei tempi. E così, per la prima volta in vita mia, andai ad un festival del cinema internazionale prendendo un volo dell'Hong Kong Air diretto a Taiwan. E appena salii a bordo dell'aeroplano, non riuscii a sentire nessuno che parlasse coreano. Fino a quel momento, ogni cosa riguardante la Corea mi soffocava. Improvvisamente ero tagliato fuori da tutto ciò che era coreano, e mi trovavo in un paese straniero già dall'ingresso nell'aeroplano. Atterrammo a Taiwan, e per una settimana vissi il festival. Mi resi conto che nessuno lì avesse idea di come fosse la Corea. C'erano così tante restrizioni nel nostro paese, e vivevamo sotto un pesante controllo coercitivo, ma laggiù a nessuno importava della Corea. Gli altri paesi non ci consideravano affatto. Avevamo vissuto sotto il dominio Giapponese così come Taiwan. Ma la Corea era considerata alla stessa stregua dei paesi poveri. I Coreani avevano combattuto contro i loro simili e avevano avuto una storia sanguinosa. Ma eravamo considerati tra i più poveri di tutti. Perciò a nessuno importava di qualcuno che provenisse dalla Corea. Non c'era alcun interesse nella Corea. E quando stetti a Taiwan, sentii l'urgenza di rimanere lì, di separarmi dal mio gruppo. Pensai di stabilirmi a Taiwan, anche perché allora, a Taiwan, le persone più anziane parlavano Giapponese. Non conoscevo il Giapponese alla perfezione, ma ero in grado di comunicare a un livello di base. Perciò pensai che se fossi rimasto lì, non avrei avuto problemi ad adattarmi. Fu in quel momento che contemplai l'idea di separarmi dal mio gruppo. Così un giorno mi recai in solitudine presso il parco accanto all'hotel e cominciai a riflettere. Se avessi lasciato la Corea perché mi ero stufato, allora cosa sarebbe accaduto? Come avrei potuto vivere lì? Mentre stavo pensando a tutte le conseguenze, mi venne in mente che se qualcuno come me se ne fosse voluto andare da dove proveniva perché si sentiva miserabile, allora chi sarebbe rimasto nel suo paese per migliorare le cose? Improvvisamente mi balenò questo pensiero. Imparai di prima mano che quando si viaggia all'estero, si diventa patrioti. Perciò, mi resi conto che per quanto fosse dura o detestassi vivere nel mio paese, dovevo accettarlo e renderlo migliore. Ritornai in Corea con questa convinzione. Il fatto che cambiai totalmente idea e che decisi di accettare il mio paese nel bene e nel male, fu un decisivo punto di svolta per me. Dunque, il primo film che girai da questa prospettiva fu "Wangsimni". Ma la Wangsimni di allora non era un posto che si faceva amare. Tuttavia pensai che anche se non fosse un posto molto gradito, era pur sempre il luogo di appartenenza di gente comune, perciò provai a sviluppare un sentimento d'affetto per quel luogo. Volevo mostrare il lato affettivo verso il paese di origine di ognuno. Perciò, nel film, la città può apparire fredda e indifferente, ma c'è un lato caldo e accogliente. Cercammo di girarlo in modo da dare alla città un tocco lirico, come se fosse una terra in cui volessimo vivere e che avessimo cara. Fu un progetto in cui mi sforzai molto di mostrare queste diverse emozioni. Da quel momento in poi volli semplicemente fare film che riconciliassero la gente con il luogo in cui vivevano. Suppongo che si possa dire che fosse una mia urgenza pressante, quella di evocare certe sensazioni sul luogo di appartenenza attraverso i miei film. Penso che fosse questo che mi esortasse. Quello fu il fattore principale. Il fattore motivante era che volevo che la gente amasse il posto in cui viveva. E questa probabilmente è la ragione per cui ho girato così tanti film sulla Corea. ln ogni caso, volevo mostrare la Corea sotto una bella luce, e cerco di farlo ancora oggi. Ecco come hanno cambiato direzione i miei film.
Girai questo film subito dopo aver preso la decisione che il paese che avrei chiamato casa e amato sarebbe stato la Corea. Volli mostrare attraverso questo film che anche per le persone che erano state abbandonate dalla società, questa era la loro casa. Non sarà stato espresso in maniera eloquente, ma questo era il mio fine mentre giravo questo film. Non sono sicuro di esserci riuscito, ma questo film ha un posto speciale nel mio cuore, al di là se sia stato realizzato bene o male.









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Genere
Drammatico

Regia
Im Kwon-taek

Sceneggiatura
Lee Hee-Wu

Soggetto
Jo Hae-il

Produzione
Kim Yong-deok

Interpreti
Shin Sung-il, Kim Yeong-ae,
Jeon Yeong-seon, Yun Yang-ha,
Choi Bool-am, Baek Il-seob

Direttore della Fotografia
Lee Suck-ki

Luci
Jeong Deok-kyu

Montaggio
Kim Hee-su

Musiche
Jeong Sung-jo

Direzione artistica
Noh In-taek



Corea del Sud, 1976, 105'







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Genealogy
Mismatched Nose
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Village of Haze
Kilsodeum
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Surrogate Mother
Sopyonje
The Tae Baek Mountains
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Chunhyang
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Beyond the Years
Hanji











Per gentile concessione del Korean Film Archive, è possibile vedere il film in HD con i sottotitoli in italiano di AsianWorld. Buona Visione!







Versione 1,64
Sottotitoli







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#2 Shimamura

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Inviato 11 March 2014 - 04:27 PM

Grazie mille ^_^

Hear Me Talkin' to Ya



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Subtitles for AsianWorld:
AsianCinema: Laura (Rolla, 1974), di Terayama Shuji; Day Dream (Hakujitsumu, 1964), di Takechi Tetsuji; Crossways (Jujiro, 1928), di Kinugasa Teinosuke; The Rebirth (Ai no yokan, 2007), di Kobayashi Masahiro; (/w trashit) Air Doll (Kuki ningyo, 2009), di Koreeda Hirokazu; Farewell to the Ark (Saraba hakobune, 1984), di Terayama Shuji; Violent Virgin (Shojo geba-geba, 1969), di Wakamatsu Koji; OneDay (You yii tian, 2010), di Hou Chi-Jan; Rain Dogs (Tay yang yue, 2006), di Ho Yuhang; Tokyo Olympiad (Tokyo Orimpikku, 1965), di Ichikawa Kon; Secrets Behind the Wall (Kabe no naka no himegoto, 1965) di Wakamatsu Koji; Black Snow (Kuroi yuki, 1965), di Takechi Tetsuji; A City of Sadness (Bēiqíng chéngshì, 1989), di Hou Hsiao-hsien; Silence Has no Wings (Tobenai chinmoku, 1966), di Kuroki Kazuo; Nanami: Inferno of First Love (Hatsukoi: Jigoku-hen, 1968) di Hani Susumu; The Man Who Left His Will on Film (Tokyo senso sengo hiwa, 1970), di Oshima Nagisa.
AltroCinema: Polytechnique (2009), di Denis Villeneuve ; Mishima, a Life in Four Chapters (1985), di Paul Schrader; Silent Souls (Ovsyanky, 2010), di Aleksei Fedorchenko; La petite vendeuse de soleil (1999), di Djibril Diop Mambéty; Touki Bouki (1973), di Djibril Diop Mambéty.
Focus: Art Theatre Guild of Japan
Recensioni per AsianWorld: Bakushu di Ozu Yasujiro (1951); Bashun di Ozu Yasujiro (1949); Narayama bushiko di Imamura Shohei (1983).

#3 andreapulp

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Inviato 12 March 2014 - 03:41 PM

Bellissimo approfondimento. Film che guarderò a breve in quanto il tema trattato mi sta particolarmente a cuore, come del resto il regista, pilastro di un cinema che non dovrebbe mai essere dimenticato, anzi, fondamentale per risvegliare in noi l'amore per la tradizione culturale e la nostalgia; sentimenti precipui per affermare la nostra identità!

#4 Hiroshi84

    Ciakkista

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Inviato 23 May 2014 - 12:45 PM

Film molto intenso,molto particolare e....atipico.
Non un gangster movie,piuttosto viene analizzata in maniera impeccabile la solitudine,l'impotenza e la rassegnazione di un uomo che per scelta ha lasciato la sua città natale per entrare nella mala giapponese (anche se non viene spiegato un vero perchè) per poi rendersi conto di essere legato/attaccato nel posto dove egli è nato e cresciuto ossia Wangsimni ormai cambiata e quasi irriconoscibile,non solo la città ma anche le persone (tranne il proprietario del biliardo,sempre uguale tranne nell'aspetto).
Questo film è stato annoverato come uno dei migliori film coreani degli anni 70,e ne sono pienamente d'accordo,difatti questo decennio è stato per i sudcoreani un periodo nero non solo politicamente,ma anche cinematograficamente (uscivano si tanti titoli,ma quasi tutti di bassa qualità o comunque di qualità non eccelsa).
Questo film invece è di notevole spessore,non un capolavoro ma sicuramente ben girato e ben recitato,(anche le scene d' azione alla fine potevano essere fatte meglio,difatti sono un pò confuse e mal girate),posso concludere dicendo che questo è un film per palati fini,dopo averlo visionato è capace di lasciare qualcosa allo spettatore
Grazie per la traduzione Creep e viva il cinema coreano!!! :South_Korea:

#5 creep

    antiluogocomunista

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Inviato 11 February 2016 - 09:01 AM

Per gentile concessione del Korean Film Archive, è possibile vedere il film in HD con i sottotitoli in italiano di AsianWorld. Buona Visione!




















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