
Nakadai Motohisa nasce il 13 dicembre del 1932 a Meguro, vicino Tokyo. Negli anni '50 va a lavorare come commesso in un negozietto nelle strade della capitale e lì attira l'attenzione di un giovane regista, Kobayahi Masaki, che lo scrittura per una serie di film. Tra questi brilla una trilogia che lo vede protagonista, passata sotto il nome de "La condizione umana" (人間の條件, Ningen no jōken). L'opera che consiste in una forte autocritica sul recente passato bellico giapponese, è a tutt'oggi considerata tra i massimi vertici del cinema giapponese e non solo, e deve senza dubbio moltissimo anche alla recitazione di Nakadai.
Negli anni seguenti lavora con Ichikawa Kon, in "Conflagrazione" (炎上, Enjō), ispirato al "Padiglone d'oro" di Mishima Yukio, e con Naruse Mikio. Indimenticabile antagonista di Mifune Toshiro in Yojimbo (用心棒), di Kurosawa Akira, negli anni '60 diventa immortale, quando sempre Kobayashi lo vuole nel ruolo del ronin Hanshirō Tsugumo in Harakiri (切腹, Seppuku). Il capolavoro di Kobayashi destruttura e demistifica l'onore di cui la casta dei samurai era attorniata. Opera di profonda critica sociale, nonostante l'ambientazione storica, Seppuku (che non è la stessa cosa dell'harakiri, in realtà, dal momento che soltanto uno dei due prevede una specifica ritualità) è un film tremendamente attuale nel Giappone del 1961, di cui è anche un riflesso.
Dal momento in cu era stato scoperto, nel 1953, la carriera di Kobayashi non subisce alcuna frenata. Particolarmente attento nella scelta dei registi e dei soggetti su cui lavorare, Nakadai appare in film diretti da Okamoto Kikachi, Inagaki Hiroshi, Ito Daisuke, Teshigahara Hiroshi, e tanti altri. Nel 1985 e ancora con Kurosawa, in Ran ( 乱). L'ultimo film nel 2020, ma fino all'ultimo ha continuato a lavorare come attore nella compagnia teatrale che aveva fondato e in cui insegnava.
L'8 novembre muore per una pneumonia in ospedale. Solo oggi ne è stata data la notizia.
Con Nakadai scompare un'epoca del cinema giapponese, raccontata straordinariamente proprio da interpreti come lui, capaci di creare personaggi quasi sprofondati nella loro tragica umanità, permeata da devastanti silenzi. Nakadai lascia un vuoto incolmabile nella storia del cinema mondiale e in una fase della storia del cinema giapponese fatta di poche luci e tante ombre, la sua presenza mancherà tantissimo.
R.I.P.






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