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[RECE][SUB] Chidren Of Heaven

Traduzione Di Dan

4 risposte a questa discussione

#1 Dan

    It’s Suntory Time!

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Inviato 05 June 2007 - 01:46 PM

Children Of Heaven
(Bacheha-Ye aseman)


Immagine inserita




Regia: Majid MajidiSceneggiatura: Majid Majidi
Cast: Mohammad Amir Naji, Amir Farrokh Hashemian, Bahare Seddiqi
Anno: 1997
Durata: 89
Colore




A causa dello smarrimento di un paio di scarpe della sorella un ragazzino iraniano si può trovare a nove anni ad affrontare dilemmi etici immersi in un flusso di eventi quotidiani, semplici al punto da trovarsi infitto nello sconcerto per la vittoria. La questione del cinema nel paese di Kiarostami e Makhmalbaf sta tutta in questa dicotomia tra intensità di spunti poetici che sconfinano nel ritratto morale e i modi di raccontare radicati nella tradizione neo-realista.

Gli elementi del film si affastellano tutti nei primi minuti. La scarpa in riparazione dal ciabattino è la primissima inquadratura e possiede una notevole potenza evocativa: un'immagine-affezione collocata all'inizio, e con quella lunghezza, si inserisce nella tradizione del neorealismo, facendo assurgere la scarpa al rango di un'icona attorno alla quale si viene a creare una coorte di elementi che l'indulgere lungamente sulle mani callose e sull'ago nella tomaia non introducono soltanto l'argomento, ma servono ad anticipare una serie di momenti poetici affidati ad oggetti captati intenzionalmente dalla mdp, scevri da retorica, nonostante l'insistenza avvertita. E subito dopo vengono elencate: la perdita delle scarpe dal verduriere, la figura del cieco (luogo comune del cinema iraniano), la famiglia in ristrettezze, la madre incinta e il padre irritabile, che scambiandosi discorsi estranei ai dialoghi e agli sguardi del resto del film accentuano la loro distanza dalla dimensione infantile, presupposto del primo sguardo e di tutti i punti di vista della pellicola, ai quali invece lo spettatore è invitato ad aderire e a cogliere dall'interno di quel mondo. Tutto viene narrato in brevissimi quadri, poi, una volta sbrigata la pratica della trama, gli autori si abbandonano allo stato d'animo dei ragazzini; a cominciare dal mirabile scambio di frasi tra i due fratelli vergate su un foglio, fingendo di svolgere i compiti sotto l'occhio ignaro dei genitori: la macchina da presa agisce ad altezza dei bambini accucciati sui tappeti - bellissimi per noi l'esotismo degli interni, curati e a disposizione della narrazione come ulteriori elementi narrativi. Non è nemmeno una geniale espressione di una filosofia come l'altezza zen di Ozu: in questo caso il taglio basso delle riprese dei due bambini alternate alle plongée sui messaggi esprime il concetto di mondo a parte, fatto di apprensioni, complicità, decisioni e soprattutto lettura del mondo adulto che condiziona le scelte segrete dei bambini.

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Essi sembra destino che nei film iraniani debbano sempre correre. Davandeh (Il corridore di Naderi , 1985) si confonde con i protagonisti di Panahi passando attraverso i patemi derivanti dalla figura burbera dei presidi già in Mosafer (Il viaggiatore di Kiarostami, 1974), lasciando permanere quell'impressione di allegoria non esplicitata fino in fondo: la corsa come necessità di esprimere se stessi da parte dei ragazzini; liberatoria era in Naderi, dove lo scioglimento del ghiaccio era il fattore che produceva intensità drammatica, mentre qui invece la catarsi è sostituita dalla frustrazione e l'azione drammatica si completa più concettualmente attraverso il paradosso di mancare il traguardo tagliandolo per primo, perché solo al terzo regalano le scarpe promesse alla sorellina. In ogni caso la costante è un epilogo indefinito che oscilla tra la dimostrazione della propria volontà e la sensazione di sconfitta: il ragazzino che nel film di Kiarostami faceva carte false per andare a vedere la partita, arrivava a Teheran, ma si addormentava senza assistere al match, tuttavia s'indovinava una crescita; Il corridore fermava l'ultimo fotogramma su vampate di fuoco che scioglievano il ghiaccio, lasciando il finale aperto e qui il giovane è affranto per la propria vittoria inutile, ma i suoi piedi tumefatti sono consolati dai pesci, come per una ricompensa.

Il fatto che i due ragazzini siano ripresi spesso mentre sono impegnati ad arrancare tra le stradine di Teheran conferisce molto brio al racconto – che sarebbe compreso già tutto nelle prime sequenze – attraverso l'impegno podistico di usare a turno l'unico paio residuo di scarpe, scambiandosele lungo la strada verso la scuola. È in quei frangenti che la fantasia degli sceneggiatori intarsia il racconto con spunti tragi-comici come la caduta di una scarpa – troppo larga per la bambina – in un canaletto di scolo. Sono episodi che fanno parte del modo di infarcire la storia con spezzoni, che corrispondono a siparietti nella sceneggiatura, sempre presenti nel cinema iraniano, che consentono una pausa del racconto principale e aprono uno squarcio sulla società. Potrebbero essere eliminati, però sono in realtà il succo del film; attraverso la rincorsa della scarpa caduta nel rigagnolo o durante il tentativo di ottenere lavoro come giardinieri (risolto in un pomeriggio in cui si ricompongono i ruoli ragionevolmente: il giovane spensierato a giocare e il padre finalmente in grado di guadagnare qualcosa), piuttosto che nelle innumerevoli sequenze scolastiche si passano in rassegna tasselli omogenei utili per comporre l'immagine di un Iran preservato dalla corruzione dei "valori" occidentali e ancora pervaso da emozioni semplici, in cui possono sbocciare impensate solidarietà e gesti generosi, ed esistono ancora figure autorevoli di cui avere timore, non nascoste da feroci maschere di apparente democrazia, ma tangibili presidi, che incutono timore come i latrati dei cani dei ricchi, cui in un sussulto di dignità si può rispondere al momento di venire pagati per il proprio lavoro: "Il denaro non è importante", come a ribadire una ritrosia verso qualunque forma simile alla carità. In questo caso il carattere di episodio comico viene sottolineato dall'epilogo della bici senza freni schiantata contro l'albero.

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Non si annoverano soltanto inserti al limite dello stucchevole, che sono pregevoli per la naturalezza con cui ad esempio i ragazzini prendono a divertirsi con le bolle di sapone che si producono come ovvio sviluppo della esigenza della bambina di pulire scarpe delle quali talvolta va fiera, perché adatte all'impegno scolastico, ma più spesso si vergogna; i suoi sentimenti vengono suggeriti proprio sfruttando le situazioni che si dipanano da spunti anche scontati e che tuttavia sviluppano situazioni cinematograficamente emozionanti in quanto giocate sulle sue capacità espressive che preludono ad una cinepresa altrettanto sensibile nel cogliere i dettagli che attraggono la bambina. Spesso le parentesi, che avrebbero valore anche di film corti autonomi, sono segnalate pure da musiche stucchevoli, adatte a certi sentimenti troppo buonisti, come la peraltro registicamente geniale sequenza della scoperta da parte dei due fratelli della cecità del padre della compagna a cui sono capitate in sorte le scarpe – durante la quale al pubblico appare chiaro quale percorso abbiano seguito quegli oggetti del desiderio –, il montaggio è essenziale: riassume con pochissime immagini il passaggio dalla decisione di pretendere la restituzione alla compassione e propone una soggettiva dei due fratelli nascosti dietro un muro a spiare la casa, seguito dallo sguardo d'intesa alla rivelazione della menomazione (dunque rovesciando la ripresa precedente), ed infine la pietà e la desistenza del ritorno sconcertati, con la ripresa di spalle ai due; tutto in campo lunghissimo.

L'intera opera si avvale di alcune forme sintattiche espressive per il loro uso nel duplice significato di cui sembrano caricarsi nell'alternanza di applicazioni: le riprese dall'alto sono numerose e non solo per l'incombere di un dovere morale, ma ad una prima analisi si nota l'adozione della plongée per descrivere un consesso di persone, come le adunate della scuola che in quel modo restituiscono un'immagine imponente di comunità, abbastanza canonica; d'altro canto è possibile individuare la volontà di testimoniare attraverso l'espediente sintattico una condizione di vita in cui la storia narrata sia ancora plausibile: scegliere di riprendere la casa del vicino (al quale la pietas spinge a portare una ciotola di zuppa, episodio che sottolinea la natura angelica di questi giovani) integralmente con una leggera ripresa dall'alto mentre gli attori assaporano la posizione orizzontale è anche indicazione di un atteggiamento mentale riguardo alla prossemica domestica: all'opposto dell'apparente oppressione che potrebbe derivare dallo schiacciamento al suolo di riprese dall'alto si desume invece serenità, calma, naturalezza dall'atteggiamento dell'abitare.

In quelle case persino la televisione restituisce un mondo plausibile, tanto che vi appaiono le scarpe sotto forma di pubblicità e i lampi, imitati di lì a poco dalla realtà, riallacciando il racconto centrale, poiché il temporale richiede un intervento notturno per salvaguardare l'integrità delle scarpe residue. Attraverso quella sequenza il regista riesce a sottolineare un altro aspetto che gli sta a cuore: il realismo delle immagini delle quali non si dimentica il linguaggio che sottendono, ma proprio sfruttando l'esplicitazione dello stesso si tende ad aumentare la capacità di essere credibili delle situazioni rappresentate.

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Pure il rallenti possiede una doppia valenza: aumenta la partecipazione dello spettatore all'azione clou, che è quella della gara – la competizione ha un ruolo importante nei film iraniani –, conferendole una preminenza tale che permette di leggere il film come calibrata preparazione di questo momento, tant'è vero che nella corsa il momento di leggera debacle è sfruttato per riepilogare, in modo un po' scontato, i dialoghi con Zahra; contemporaneamente la slow motion dilata le emozioni, permettendo di sviscerarle meglio, di coglierle in tutte le sfaccettature e intervenendo proprio sul movimento repentino della corsa getta una nuova luce sulle altre innumerevoli corse che costellano il resto del film.

Ma la vera cifra sintattica del film è il dettaglio, utilizzato fin dall'inizio: voci di mercato avvolgono le callosità e la stoffa del grembiule da calzolaio, mentre il movimento dell'ago intesse una storia di dignitosa povertà e delicati sentimenti infantili, impegnati in un'impresa parzialmente realizzata; l'insistenza su quell'inquadratura iniziale fa del dettaglio delle scarpe un'allegoria del film, il cui valore è diverso dal passaggio narrativo in cui viene descritto il gesto inavvertito del cieco che prende per errore la borsa delle scarpe, dettaglio essenziale ma puramente funzionale, in cui si delimita lo spazio dell'azione affinché non sfugga il passaggio narrativo. Un diverso uso del dettaglio usato con profusione è quello classico per attrazione su oggetti di scambio come le matite regalate alla sorellina per rabbonirla o le rassegne sulle scarpe delle compagne di Zahra.

A suffragio dell'ipotesi che vede come centrale l'uso del dettaglio si può ricordare che solo una bella inserzione di pochi fotogrammi sulla bici con il portabagagli in evidenza rivela la possibilità di un lieto fine, che finisce con risultare poco interessante rispetto allo studio dello stato d'animo di Alì, meditabondo ai bordi della fontana con i pesci, dove il film trova l'equilibrato e pacificato quadro conclusivo.(adriano boano)

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Traduzione: Dan


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Messaggio modificato da JulesJT il 14 October 2014 - 01:08 PM


#2 YamaArashi

    AW Samurai !

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Inviato 05 June 2007 - 02:25 PM

Grande Dan! in questo periodo sei superproduttivo!

#3 polpa

    It’s Suntory Time!

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Inviato 05 June 2007 - 11:20 PM

Il cinema iraniano non sarà più quello di 10 o 15 anni fa, ma su queste pagine ci mancava proprio :)

#4 Mohammed

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Inviato 06 June 2007 - 01:08 AM

Comunque speriamo che non debba essere spazzato via da una guerra, è già cominciata la campagna mediatica per far apparire l'Iran come un paese mostruoso e senza pietà...
W Violent Shit!

#5 Dan

    It’s Suntory Time!

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Inviato 06 June 2007 - 10:58 AM

Visualizza MessaggioMohammed, il Jun 6 2007, 02:08 AM, ha scritto:

Comunque speriamo che non debba essere spazzato via da una guerra, è già cominciata la campagna mediatica per far apparire l'Iran come un paese mostruoso e senza pietà...

maledetti!





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