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[RECE][SUB] After My Death


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#1 creep

    antiluogocomunista

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Inviato 01 October 2020 - 12:52 PM

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PRESENTA

AFTER MY DEATH

joi manh-eun so-nyeo

죄 많은 소녀


BaSiAc






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Lo zainetto e le scarpe della scomparsa Kyeong-min (Jeon So-nee) vengono ritrovati sul ponte nei pressi dell’Istituto femminile che frequenta. Sebbene il corpo della ragazza non si trovi, le indagini della polizia convergono nell’ipotesi che essa si sia gettata dal ponte con l’intenzione di togliersi la vita. Ad avvalorare questa pista c’è la testimonianza di Han-sol (Go Won-hee), che accusa la sua compagna di classe Yeong-hee (Jeon Yeo-bin) di aver istigato Kyeong-min al suicidio. Incolpata dalla madre di Kyeong-min (Seo Young-hwa) e vessata dalle sue compagne di classe, Yeong-hee viene travolta dal sospetto che cerca invano di fugare.







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Versione
BaSiAc



Titolo Originale
죄 많은 소녀 (joi manh-eun so-nyeo)



Genere
Drammatico



Regia e Sceneggiatura
Kim Ui-seok



Interpreti
Jeon Yeo-bin, Seo Young-hwa,
Go Won-hee, Lee Tae-kyoung,
Lee Bom, Jeon So-nee,
Yoo Jae-myung, Seo Hyun-woo,
Jung In-gi, Son Kang-gook,
Park Gil-soo, Jung Ae-hwa



Corea del Sud, 2017, 113







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Vincitore del New Currents Award al 22° Festival Internazionale del Cinema di Busan, l’esordio del regista Kim Ui-seok affronta il tema del suicidio giovanile, una delle piaghe sociali della Corea del Sud, non concentrandosi tanto sulle cause, comunque implicitamente intuibili, quando non desumibili, ma ponendo la lente d’ingrandimento su un microcosmo giovanile affatto edificante e abbandonato a sé stesso da una società adulta che non sa e non intende comprenderlo.

I genitori hanno la loro fetta di colpa nell’essere poco presenti nelle vite dei propri figli. Il padre di Young-hee si limita a farle la paternale, invece di approfondire il suo disagio, mentre Hye-suk è una donna in carriera che non si cura della figlia al pari del padre. Lo stesso detective incaricato del caso, uno Yoo Jae-myung sempre tagliato per il ruolo, non si fa scrupoli a mettere sulle strette la sospettata in presenza della madre della vittima, per poi non prendere sul serio la sua richiesta di ritrattazione. Ma è soprattutto la scuola, fucina di formazione intellettuale e caratteriale, il luogo in cui il disagio giovanile trova terreno fertile per svilupparsi, se non intercettato in tempo. Basta una parola infamante detta da un’incosciente compagna di classe a determinare l’irreparabile nella mente fragile di un’adolescente che è in una fase delicata della propria vita. Ancora una volta sono gli adulti a non intercettare questo disagio, a non cercare neanche di comprendere gli studenti che dovrebbero formare. Come ad anticipare la sfiducia verso il personaggio, i dolori mestruali di Young-hee vengono intesi dalla dottoressa della scuola come un modo per la giovane di saltare la lezione. Il professore di matematica è più assuefatto che disposto a interrogarsi sul perché abbia assistito a 4 suicidi in 20 anni di carriera. Nel giro di qualche mese l’episodio dovrà essere e verrà chiuso nel dimenticatoio, e quel che conta è che le sue studentesse studino sodo per entrare in una buona università. Il preside, interessato solo a salvaguardare il buon nome dell’Istituto che dirige, cerca scuse plausibili (tra cui la musica dark e la malattia psichica) che spieghino il suicidio della sua studentessa e lo deresponsabilizzino. Ma è il Professor Seo (Seo Hyun-woo) a racchiudere in un’unico personaggio l’incapacità degli adulti a comunicare con i giovani, e sarà anche colui che ne pagherà le conseguenze per tutta la categoria.

Le studentesse, dal canto loro, non sono santarelline, e il regista è attento a descrivere la complessità dei loro caratteri, a cominciare dalla stessa Kyeong-min che, a detta di Han-sol, sapeva essere piuttosto egoista, e a volte non aveva alcuna considerazione degli altri. Sempre Han-sol accusa ingiustamente la sua amata perché gelosa e risentita con lei, e le altre ragazze bullizzano le proprie vittime per poi coalizzarsi con loro a seconda di come volgono gli eventi. Mentre Yeong-hee viene subito presentata come una taccheggiatrice che incastra una sua vecchia amica. Durante tutto il film mostra un atteggiamento sfrontato e insofferente, grazie soprattutto alla superba interpretazione di Jeon Yeo-bin, premiata tra gli altri al Festival Di Busan e ai Grand Bell Awards, capace di dare vita con poche smorfie al carattere complesso di chi subisce impotente un processo alle intenzioni e si sente colpevole, ma non dell’accusa addossatale.

La regia elegante e sofisticata dal taglio realista e indipendente, unita agli inquietanti e efficaci accompagnamenti sonori di Sunwoo Jung-a, rendono la visione suggestiva e partecipe e fanno ben sperare per il futuro. Notevoli da questo punto di vista il prologo iniziale, la confessione col linguaggio dei segni della protagonista, e soprattutto l’epilogo finale, che arriva come una stilettata al cuore di una generazione incapace di comunicare con la propria prole e comprenderla pienamente.













Sottotitoli


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