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[RECE][SUB] La petite vendeuse de soleil


5 risposte a questa discussione

#1 Shimamura

    Agente del Caos

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Inviato 25 May 2014 - 12:54 PM

La petite vendeuse de soleil


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Titolo internazionale: The Little Girl Who Sold the Sun

Regia: Djibril Diop Mambèty

Paese: Senegal

Genere: Drammatico

Durata: 45'

Anno: 1973



"Cinema is magic in the service of dreams"

Djibril Diop Mambéty [1]


Una voce dall'Africa.

Djibril Diop Mambéty nasce nel 1945, nei pressi di Dakar, la capitale del Senegal francese, da una famiglia di etnia Wolof.
Il suo interesse per il cinema ed il teatro prende corpo fin dalla giovane, e già a 24 anni gira i suoi primi lavori, Contras'city e Badou Boy, che vengono presentati in giro per tutto il continente, ottenendo favorevoli riscontri. Il secondo poi ottiene anche una proiezione a Cannes, dando così al regista una certa visibilità. È tuttavia con il film successivo, Touki Bouki [2], del 1973, che lo stile di Mambéty giunge alla maturazione, e trasforma così il suo cinema in una delle voci più rappresentative e autorevoli dell'Africa.
La storia delle peripezie del giovane Mori e della giovane Anta, uniti dal desiderio di lasciare il Senegal per Parigi, e delle loro truffe poste in essere per recuperare il denaro, viene raccontata dal Maestro africano con uno stile dinamico ed un ritmo frenetico, lontano dai classici schemi del cinema del suo continente. Tramite una narrazione non lineare, ed uno stile fortemente personale e sperimentale, Mambéty racconta una storia dalle forti connotazioni sociali e politiche utilizzando tutte le potenzialità formali e stilistiche del linguaggio cinematografico e lasciando allo spettatore il compito di ricostruire la storia e decifrare il significato fortemente simbolico e metaforico delle immagini. Touki Bouki è una storia a tratti onirica e surreale, di non immediata comprensione, ma dotata di un linguaggio unico e personale, che ha nell'originalità un punto di forza indiscutibile, al punto che la critica internazionale è unanime nel definire il film tra i più innovativi di sempre, mentre la critica africana lo definisce il primo film d'avanguardia del cinema continentale.





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Ad accompagnare Djibril nel suo lavoro c'è sempre poi il fratello, Wasis Diop, musicista particolarmente originale, figlio spurio di Fela Kuti, sideman per alcuni anni del gruppo jazz di Shimizu Yasuaki, che comporrà le musiche di quasi tutti i suoi lavori. Wasis, di cinque anni più piccolo del fratello, stimolerà quest'ultimo a continuare nella sua carriera di regista, che dopo Touki Bouki si era interrotta, e che riprenderà solo nel 1992, con Hyènes, tratto dalla piece teatrale Der Besuch der alten Dame di Friedrich Dürrenmatt. La commedia satirica racconta della vecchia Linguère, una signora diventata ormai ricchissima, che ritorna dopo molti anni a Colobane, suo paese di origine, nonché villagio natale dei fratelli Diop. Il villaggio, in preda alla povertà più assoluta, accoglie Linguère sperando di ricevere beni e favori per migliorare la propria situazione, e per incoraggiare la sua generosità affidano a Dramaan, un droghiere locale che una volta aveva corteggiato e ingannato la donna, l'incarico di convincerla ad aiutare la popolazione. Linguère, in realtà, è tornata con l'intenzione di condividere le sue ricchezze con il villaggio, ma solo in cambio di una particolare richiesta ai suoi concittadini: l'uccisione di Dramaan. Il desiderio di vendetta e giustizia di Linguère porta gli abitanti di Colobane a compiere azioni ciniche e folli, senza più possibilità di controllo.
L'opera, profonda critica al neocolonialismo e all'avidità umana, secondo il critico Manthia Diawara, uno dei maggiori studiosi del cinema africano, è il primo esempio di cinema d'autore in Africa, e Mambéty è per il suo continente quello che Ford e Wells sono stati per il cinema nordamericano [3]. Ad ogni modo il plauso della critica è totale, e addirittura il soundtrack del film diviene un successo mondiale.
Mambéty decide così di realizzare, sempre con le musiche del fratello, un altro progetto, da sviluppare in tre mediometraggi: Histoires de petites gens.
Il primo lavoro è del 1992, e si intitola Le Franc, dove il protagonista è un giovane griot, un cantastorie ambulante, djeli nella lingua locale, che giunge in città per riscuotere il premio vinto ad una lotteria. Ironico, brillante, allegorico, Le Franc è in effetti la summa dell'opera di Mambéty, che però farà appena in tempo a realizzare solo la seconda parte del progetto Histoires de petites gens, il mediometraggio La petite vendeuse de soleil, che uscirà nel 1999, quando oramai Djibril non c'è più.
È il 1998, e Djibril il 23 giugno perde la lunga battaglia che da alcuni anni aveva intrapreso contro il cancro, in un ospedale parigino, lasciando incompiuta la sua trilogia, e lasciando un vuoto enorme nel cinema africano ed internazionale.





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La bambina che vendeva il sole

"[...] a 45-minute masterpiece of understated humanity"

Anthony Oliver Scott [4]


La petite vendeuse de soleil (tit. int.:The Little Girl Who Sold the Sun), è un film a metà tra satira sociale e realismo magico.
Girato interamente per le strade di Dakar, con attori presi dalla strada, non profesionisti, accompaganto solo dai suoni del fratello, Mambéty racconta la storia della piccola Sili, una bimba che ha perso una gamba, ma che ciò nonostante non vuole arrendersi alle difficoltà. Senza scadere mai sul patetico e sul melodrammatico, Mambéty dipinge il ritratto di una bambina corraggiosa, che decide di portare il pane alla propria famiglia, composta in realtà solo da una nonna cieca, una griot, cantastorie, figura tipica del cinema di questo regista e della tradizione africana, andando a vendere giornali per strada, unica fanciulla tra tutti uomini. Ed il quotidiano che vende si chiama proprio Le Soleil, creando così un particolare gioco di significati con il titolo del film, e con la poesia dello stesso, metafora della luminosità quasi accecante che promana da Sili, la quale, analfabeta, come firma personale, usa proprio disegnare un sole. La piccola dovrà scontrarsi con i suoi "colleghi" gelosi del suo successo, e troverà invece un insperato aiuto in un giovane che lavora per la concorrenza, Le Sud [5].





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Lirico e struggente, quasi un contraltare di Le Franc, La petite vendeuse de soleil è una metafora dell'illegalità imperante in Senegal, che Mambéty accusa di essere la principale responsabile di quel fiorire di guerre civili e colpi di stato che hanno reso instabile l'intera area dell'Africa centro-meridionale. Ed in questo contesto la ricerca di Sili per l'indipendenza diventa essa stessa metafora della difficile situazione dei popoli africani al giorno d'oggi e della loro lotta quotidiana per la sopravvivenza economica, e il suo gesto di "ribellione", la scelta di non cedere alle minacce ("non mi fai paura", dice la bambina al pericoloso collega...), diventa non solo un encomiabile gesto di perseveranza, ma anche l'unica via d'uscita possibile al caos, alla disperazione ed all'impotenza che nasce dall'emarginazione.
La petite vendeuse de soleil è un piccolo gioiello, un diamante grezzo ma tuttavia splendente, una perla nella storia del cinema contemporaneo, nella sua semplicità e purezza. È il canto del cigno di una delle voci più originali dell'Africa, quella di un djeli che non ha smesso di narrare le storie del proprio popolo e di tramandare la propria cultura fino ai suoi ultimi istanti.
Consigliato davvero a tutti .

See ya' soon!



SOTTOTITOLI

Allega file  La petite vendeuse de soleil.AsianWorld.zip   6.27K   52 Numero di downloads




Note

[1] Cfr.: The Hyena's Last Laugh. A Conversation with Djibril Diop Mambéty, in www.newreel.org.
[2] Il film è stato restaurato e proiettato nel 2008 alla Cineteca di Bologna / L’Immagine Ritrovata Laboratory ad opera della World Cinema Foundation.
[3] Citato in California Newreel, Hyènas. Cfr. anche MANTHIA D., African Cinema: Politic and Culture, Bloomington and Indianapolis, 1992.
[4] SCOTT A. O., With Ties to Africa but Varied Lives All Their Own, in The New York Times, November 24, 2000.
[5] Le Soleil e Le Sud, sono due giornali realmente esistenti, i maggiori del Senegal.




Note sulla traduzione

Quella che all'inizio sembrava impresa quasi irrisoria, cioè tradurre appena 200 battute, si è poi trasformata in una complessa Odissea, che mi ha costetto a fare riferimento a ben quattro traduzioni e lingue diverse per portare il compito a termine. E tuttavia i sub appaiono talvolta incompleti, o privi di qualche battuta, il che non lede assolutamente il piacere della visione del film o la sua comprensione.
Qualora dovessi trovare dei sottotitoli migliori provvederemo alla loro integrazione e/o sostituzione. Spero nel frattempo possiate comunque apprezzare quanto fatto finora.

Grazie.

Messaggio modificato da Shimamura il 25 May 2014 - 03:57 PM

Hear Me Talkin' to Ya



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Subtitles for AsianWorld:
AsianCinema: Laura (Rolla, 1974), di Terayama Shuji; Day Dream (Hakujitsumu, 1964), di Takechi Tetsuji; Crossways (Jujiro, 1928), di Kinugasa Teinosuke; The Rebirth (Ai no yokan, 2007), di Kobayashi Masahiro; (/w trashit) Air Doll (Kuki ningyo, 2009), di Koreeda Hirokazu; Farewell to the Ark (Saraba hakobune, 1984), di Terayama Shuji; Violent Virgin (Shojo geba-geba, 1969), di Wakamatsu Koji; OneDay (You yii tian, 2010), di Hou Chi-Jan; Rain Dogs (Tay yang yue, 2006), di Ho Yuhang; Tokyo Olympiad (Tokyo Orimpikku, 1965), di Ichikawa Kon; Secrets Behind the Wall (Kabe no naka no himegoto, 1965) di Wakamatsu Koji; Black Snow (Kuroi yuki, 1965), di Takechi Tetsuji; A City of Sadness (Bēiqíng chéngshì, 1989), di Hou Hsiao-hsien; Silence Has no Wings (Tobenai chinmoku, 1966), di Kuroki Kazuo; Nanami: Inferno of First Love (Hatsukoi: Jigoku-hen, 1968) di Hani Susumu; The Man Who Left His Will on Film (Tokyo senso sengo hiwa, 1970), di Oshima Nagisa.
AltroCinema: Polytechnique (2009), di Denis Villeneuve ; Mishima, a Life in Four Chapters (1985), di Paul Schrader; Silent Souls (Ovsyanky, 2010), di Aleksei Fedorchenko; La petite vendeuse de soleil (1999), di Djibril Diop Mambéty; Touki Bouki (1973), di Djibril Diop Mambéty.
Focus: Art Theatre Guild of Japan
Recensioni per AsianWorld: Bakushu di Ozu Yasujiro (1951); Bashun di Ozu Yasujiro (1949); Narayama bushiko di Imamura Shohei (1983).

#2 JulesJT

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Inviato 25 May 2014 - 01:09 PM

Stupendo. Non perdetelo, è un mediometraggio che offre tantissimo. Mi ha lasciato pienamente soddisfatto.
Mambéty è un regista che mi ha piacevolmente sorpreso e che mi ha convinto ad approfondire la conoscenza del cinema africano, un territorio ricco di perle che merita certamente di ottenere più visibilità.

Una nota sul film: semplicemente contagioso il meraviglioso sorriso di Sili, ragazza dotata di una forza d'animo encomiabile. :em41:

Messaggio modificato da JulesJT il 25 May 2014 - 01:44 PM

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Cinema Asiatico:
Welcome to the Space Show, Udaan (2010), Goyōkin, Fuse, Dragon Town Story, The River with No Bridge, ILO ILO, A Time in Quchi
Still the Water, Norte - the End of History, The Terrorizers, Yi Yi, Stray Dogs, Tag,
Cemetery of Splendour, A Brighter Summer Day,
Labour of Love,Double Suicide, Japanese Girls at the Harbor, Nobi (Fires on the Plain), The Postmaster, Radiance, Liz and the Blue Bird

L'Altro Cinema:
Kriegerin, Chop Shop, Marilena de la P7, Kinderspiel, Kes, Abbas Kiarostami (special), Hanami, L'enfance nue, Short Term 12
Mamasunción, The Rocket, The Selfish Giant,
Argentinian Lesson, Holubice, The Long Day Closes, Mon oncle Antoine, O som do Tempo
Mammu, es tevi mīlu, Skin, Une histoire sans importance, Couro de Gato, Los motivos de Berta, Ne bolit golova u dyatla, Valuri, Club Sandwich
, Whiplash, The Strange Little Cat, Cousin Jules, La fugue, Susa, Corn Island, Beshkempir, The Better Angels, Paul et Virginie, Im Keller, Ich Seh Ich Seh, Harmony Lessons, Medeas, Jess + Moss, Foreign Land, Ratcatcher, La maison des bois, Bal, The Valley of the Bees, Los insólitos peces gato, Jack, Être et avoir, Egyedül, Évolution, Hide Your Smiling Faces, Clouds of Glass, Les démons, On the Way to the Sea, Interlude in the Marshland, Tikkun, Montanha, Respire, Blind Kind, Kelid, Sameblod, Lettre d'un cinéaste à sa fille, Warrendale, The Great White Silence, Manhã de Santo António, The Wounded Angel, Days of Gray, Voyage of Time: Life's Journey,Quatre nuits d'un rêveur, This Side of Paradise, La jeune fille sans mains, La petite fille qui aimait trop les allumettes, CoinCoin et les Z'inhumains,

Drama: Oshin, Going My Home
Focus: AW - Anime Project 2013, Sull'Onda di Taiwan, Art Theatre Guild of Japan, Allan King

#3 LL ©

    Operatore luci

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Inviato 25 May 2014 - 03:49 PM

Molto interessante. Finalmente qualcosa su realtà a me sconosciute
Grazie Shimamura, apprezzo assai
SOTTOTITOLI TRADOTTI PER ASIAN WORLD
Tomato kecchappu kôtei / Shūji Terayama / 1970

SOTTOTITOLI TRADOTTI PER ALTRO CINEMA
Honor de cavallería / Albert Serra / 2006 ◦ Un chapeau de paille d'Italie / René Clair / 1927 ◦ Thaïs / Anton Giulio Bragaglia / 1916

"Le cinéma est une invention sans avenir" (Louis Lumière)

Decorato al petto di rarissima medaglia di Uomo Tette™ dal Reverendo lordevol in data 08/07/2013

#4 fabiojappo

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Inviato 25 May 2014 - 05:59 PM

Grazie ! Bel colpo, a parte qualche proposta magrebina son rarissime le possibilità di poter vedere cinema africano

#5 polpa

    Itís Suntory Time!

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Inviato 26 May 2014 - 10:48 AM

Gran bel film che vidi anni e anni fa grazie (ovviamente) a Ghezzi e a Fuoriorario. Me lo ricordo molto bello.
Benvenuta Africa su Asianworld :)

Io ormai sono pigro, ma invito coloro ai quali si sta destando l'interesse per la cinematografia africana a visionare i capolavori di Souleymane Cissé, un regista del Mali; di colui che è considerato un po' il padre del cinema africano tutto, il senegalese Ousmane Sembène; e poi, ovviamente, Idrissa Ouedraogo, del Burkina Faso, tra gli imprescindibili (e l'unico, credo, i cui film arrivarono tutti o quasi in Italia all'epoca delle videocassette).

#6 fabiojappo

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Inviato 13 May 2016 - 12:38 PM

Recuperato con colpevole ritardo.
Molto bello. Fantastica la giovane protagonista e la scena nella quale firma disegnando il sole è meravigliosa. Poesia.





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