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[RECE][SUB] Plastic Bag


10 risposte a questa discussione

#1 Umberto D.

    Microfonista

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Inviato 25 March 2012 - 11:31 AM

Plastic Bag


Immagine inserita


Regia: Ramin Bahrani

Sceneggiatura: Ramin Bahrani e Jenni Jenkins

Voce narrante: Werner Herzog

Creatore: Barbara Weetman

Fotografia: Michael Simmonds

Musica: Kjartan Sveinsson

Durata: 18 min.

Anno: 2009
Genere: Drammatico



Traduzione: Umberto D.

Revisione: Shimamura81
Recensione: Eraserhead (tratta dal blog Oltre il fondo)



RECENSIONE:

Ramin Bahrani, già regista del non riuscitissimo Goodbye Solo (2008), non poteva che affidare a Werner Herzog la voce narrante del suo incantevole cortometraggio. Questo perché la vita del grande autore tedesco è un’avventura piena di eventi incredibili degni dei film che fa, ma soprattutto perché da che mondo è mondo tutti i viaggiatori sono in cerca di qualcosa, ed ogni incontro, tappa o scontro durante il tragitto, non riesce mai a colmare quel desiderio, quel pensiero, quella malinconia che spinge sempre a continuare verso la speranza, verso ciò in cui si crede.

Immagine inserita

Bei discorsi, belli, probabilmente, perché trasognanti, ma belli davvero perché scaturiti da 18 lirici minuti in cui un sacchetto di plastica, giusto uno di quelli che danno al supermercato, viene ripreso nella sua odissea fatta di momenti felici (l’apoteosi carnale della caviglia gonfia) a cui si contrappongono per una completezza dannatamente umana momenti nostalgici, laddove la nostalgia diventa il lancinante dolore del ritorno. Ma il mondo è grande e va esplorato, vissuto, affrontato nelle paure più superficiali (i mostri: cani, uccelli, cavalli), apprezzato nell’imprevedibilità della crasi (la scena: il sacchetto che sfiora nel cielo azzurro un suo simile), e percorso, per giungere alla meta agognata, il traguardo della corsa: una laurea, un matrimonio, un figlio. Per il nostro fluttuante protagonista il Pacific Trash Vortex, paradiso in Terra dei rifiuti di plastica. Eppure non è la felicità. Il vuoto non si riempie, la memoria ancora lede.

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Film sul viaggio inteso come percorso, opera che candidamente suggerisce i vuoti dell’esistenza, pellicola sull’intimo carburante della vita: il ricordo (my maker) che si trasforma in una forma di religiosità priva di dogmi ed inutili preghiere.

Una fede vacillante come tutte le confessioni:
La mia creatrice esiste davvero o sono io ad averla creata nella mia mente?

Ma comunque (amaramente) fiduciosa:
spero ancora di incontrarla. E se così sarà le dirò una sola cosa: mi auguro davvero che tu mi abbia creato, così poi potrei morire.

E porre fine al viaggio.

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........................................................................................................

SOTTOTITOLI:

versione 98

Allega file  PlasticBag.AsianWorld.zip   3.93K   55 Numero di downloads


Messaggio modificato da Umberto D. il 19 May 2012 - 07:41 AM

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Béla Tarr

La maggior parte dei film segue lo stesso schema: azione, cut, azione, cut.

Si limitano a seguire una trama. Ma la storia non è solo nelle azioni umane,

tutto può essere storia. Un uomo che aspetta in un angolo può essere una storia."


#2 fabiojappo

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Inviato 25 March 2012 - 12:46 PM

Grazie Umberto !!!

#3 Shimamura

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Inviato 25 March 2012 - 03:32 PM

Grazie mille Umberto D. Cortometraggio bellissimo, ne consiglio a tutti la visione.
Ho aggiunto i sottotitoli.

Hear Me Talkin' to Ya



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Subtitles per AsianWorld:
AsianCinema: Laura (Rolla, 1974), di Terayama Shuji; Day Dream (Hakujitsumu, 1964), di Takechi Tetsuji; Crossways (Jujiro, 1928), di Kinugasa Teinosuke; The Rebirth(Ai no yokan, 2007), di Kobayashi Masahiro; (/w trashit) Air Doll (Kuki ningyo, 2009), di Koreeda Hirokazu; Farewell to the Ark (Saraba hakobune, 1984), di Terayama Shuji; Violent Virgin (Shojo geba-geba, 1969), di Wakamatsu Koji; OneDay (You yii tian, 2010), di Hou Chi-Jan; Rain Dogs (Tay yang yue, 2006), di Ho Yuhang; Tokyo Olympiad (Tokyo Orimpikku, 1965), di Ichikawa Kon.
AltroCinema: Polytechnique, di Denis Villeneuve (2009); Mishima, a Life in Four Chapters (1985), di Paul Schrader; Silent Souls (Ovsyanky, 2010), di Aleksei Fedorchenko; La petite vendeuse de soleil (1973), di Djibril Diop Mambèty,
Recensioni per AsianWorld: Bakushu di Ozu Yasujiro (1951); Bashun di Ozu Yasujiro (1949); Narayama bushiko di Imamura Shohei (1983).

#4 ReikoMorita

    Ciakkista

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Inviato 26 March 2012 - 09:43 AM

Corto davvero, davvero bello! Grazie dei sub! Credo che non butterò mai più una busta di plastica...
シルビア

To risk all is the end all and the beginning all.


#5 Eraserhead

    PortaCaffé

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Inviato 26 March 2012 - 09:43 PM

Siccome sono stato tirato in causa, non solo ringrazio Umberto che mi ha citato nel post, ma ringrazio sentitamente il vostro lavoro che propaga Cultura nella rete.
Grazie davvero, io stesso, senza di voi, non avrei potuto vedere tanti grandi gioielli nascosti.

Un saluto.
Il blogger di Oltre il fondo.

#6 Umberto D.

    Microfonista

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Inviato 05 April 2012 - 06:46 PM

grazie a te Eraserhead, per il tuo blog a dir poco stupendo!

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Béla Tarr

La maggior parte dei film segue lo stesso schema: azione, cut, azione, cut.

Si limitano a seguire una trama. Ma la storia non è solo nelle azioni umane,

tutto può essere storia. Un uomo che aspetta in un angolo può essere una storia."


#7 FAKoLL

    Operatore luci

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Inviato 23 April 2012 - 05:34 PM

grazie! però ho qualche problema nel trovarlo :em05: consigli? :em07:

#8 Umberto D.

    Microfonista

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Inviato 24 April 2012 - 09:43 PM

ti ho mandato un pm. Per questo genere di domande non esitate a contattarmi :)

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Béla Tarr

La maggior parte dei film segue lo stesso schema: azione, cut, azione, cut.

Si limitano a seguire una trama. Ma la storia non è solo nelle azioni umane,

tutto può essere storia. Un uomo che aspetta in un angolo può essere una storia."


#9 FAKoLL

    Operatore luci

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Inviato 27 April 2012 - 08:38 PM

allora grazie ancora! finalmente sono riuscito a vederlo. veramente bello :) un piccolo emozionante viaggio.





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