CÉLINE ET JULIE VONT EN BATEAU
Phantom Ladies over Paris

Versione 2,65 da 2 dischi
o
Versione 1,36 da 1 disco
Traduzione: Asaka
SCHEDA TECNICA
Regia: Jacques Rivette
Anno: 1974
Durata e Paese: Francia, 192'
Sceneggiatura: Juliet Berto, Eduardo de Gregorio, Dominique Labourier, Bulle Ogier, Marie-France Pisier, Jacques Rivette
Fotografia: Jacques Renard
Montaggio: Nicole Lubtchansky
Musiche: Jean-Marie Sénia

Personaggi ed interpreti:
Céline: Juliet Berto
Julie: Dominique Labourier
Camille: Bulle Ogier
Sophie: Marie-France Pisier
Olivier: Barbet Schroeder
Madlyn: Nathalie Asnar





TRAMA
Una mattina, mentre è intenta alla lettura su un'ombrata panchina parigina, la bibliotecaria Julie si ritrova ad inseguire una svampita prestigiatrice, Céline che, nella fretta della camminata perde un oggetto dietro l'altro dalla borsa.
Le due finiranno per essere coinvolte nel mistero di una casa abitata da fantasmi che perpetuano quotidianamente lo stesso delitto... Riusciranno le due protagoniste a rompere l'incantesimo e a salvare la vittima designata?

COMMENTO
Ecco uno dei film più ispirati e “leggeri” di Jacques Rivette, nome di punta della Nouvelle Vague francese qualche decennio orsono. All'apparenza un divertissement, in realtà un'opera pregna di rimandi e significati e che richiede la visione attiva dello spettatore nell'interpretare i dettagli e gli indizi che il regista si diverte a disseminare e svelare nello sviluppo dell'intreccio (non è un segreto in fondo che Hitchcock sia autore ammirato e continuo punto di riferimento per gran parte dei registi francesi di questa generazione).
Il film è un'evidente rielaborazione di “Alice in Wonderland” di Carroll, e ciò è palese sin dall'inizio: Julie, novella Alice, si ritrova ad inseguire un Coniglio Bianco che va di fretta e che ha le sembianze di Céline. L'incontro porrà fine alla routine quotidiana della bibliotecaria e le permetterà di conoscere un mondo celato agli occhi della gente comune, la sua personale “Wonderland”. Citazioni dall'opera di Carroll sono poi disseminate ovunque nel film in modo ancora più esplicito.
Il rapporto tra le due donne si configura da subito come un rapporto telepatico. Céline e Julie insieme sono le due facce di Alice, quella di bambina borghese dalla tranquilla vita quotidiana fatta di regole e convenzioni, e quella della bambina che vive in un mondo dalle logiche strampalate e bizzarre. Per questo i ruoli delle due protagoniste spesso si invertono e si confondono, l'una è l'alter ego dell'altra. Carroll stesso scriveva di Alice: “this curious child was very fond of pretending to be two people”.
Il tema del doppio si accompagna a quello della magia. Céline è una “magicienne”, ma i suoi sono dei semplici “tricks”, trucchi di prestigio che esegue in un cabaret davanti ad un pubblico maschile più interessato alle sue grazie che alla sua bravura. La vera magia è quella studiata da Julie, fatta di amuleti ed incantesimi, pozioni e parole da sostituire, come nell'esilarante gioco di parole “esprìt/persil” (spirito/prezzemolo).
Ma i temi nevralgici del film sono quelli del racconto, della memoria e del rapporto tra lo spettatore e l'opera visiva.
La prima volta che Cèline parla della casa stregata, si ha la precisa sensazione che stia inventando una storia sul momento. La casa, però, finisce per esistere davvero.
Al ritorno dalle loro incursioni nella casa stregata, le protagoniste perdono coscienza e memoria di quanto vissuto nella villa. Solo l'assunzione di una caramella permette loro, tramite frammenti e schegge di memoria, di ricordare ciò che hanno visto, con un richiamo evidente alle madeleine proustiane. Gustare una caramella e contemporaneamente assistere ad una visione, come un bambino al cinema... L'arte perde la sua sacralità ed al contempo si mette in scena uno spettacolo raffinatissimo, in cui l'ottimo montaggio gioca un ruolo fondamentale, in cui si filma una storia fantastica tramite uno stile realistico, e in cui non mancano affettuosi rimandi al cinema che fu, come quello a “Les Vampires” di Feuillade.
La sensazione lasciata allo spettatore è di aver assistito, una volta tanto cosciente, ad uno spettacolo che riesce a riprodurre i medesimi meccanismi dei sogni notturni, la stessa logica assurda eppure a suo modo razionale, che in parte possediamo nell'infanzia e poi perdiamo crescendo. Ed il film è proprio un elogio della giocosità, della creatività, e della spensieratezza infantile.

Un grazie particolare ad AsianPat che come sempre è stato provvidenziale nel risolvere i miei conflittuali rapporti con il mondo informatico ![]()
Buona visione ~
SOTTOTITOLI
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Messaggio modificato da Shimamura81 il 30 December 2011 - 09:08 PM







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