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[RECE] Each Night I Dream

Traduzione Cignoman, revisione Picchi

8 risposte a questa discussione

#1 Picchi

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Inviato 21 June 2011 - 11:36 PM

Each Night I Dream



Yogoto no yume 夜ごとの夢



Aka: "Nightly Dreams", "Each Night I Dreams"



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Regia: Naruse Mikio 成瀬 巳喜男


Nazione: Giappone


Anno: 1933


Durata: 64 min.


Genere: Muto - Dramma


Sceneggiatura: Ikeda Tadao 池田忠雄


Cast:

Kurishima Sumiko 栗島すみ子


Tatsuo Saito斎藤達雄


Arai Jun 新井淳


Sakamoto Takeshi坂本武


Iida Choko飯田蝶子


Kojima Teruko 小島照子


Yoshikawa Mitsuko吉川満子




Trama


Omitsu è una donna sola che lavora in un bar per mantere se stessa e il figlio Fumio. Sono gli anni della depressione e per poter lavorare spesso è costretta a lasciare il figlioletto agli anziani coniugi che le abitano accanto. A volte deve chidere soldi alla sua datrice di lavoro per poter comprare un regalo a Fumio e ripagare il disturbo degli anziani vicini con qualche dono. Una sera, di ritorno dal bar, trova a casa ad aspettarla il suo ex marito che, abbandonatala, ora vuole poter riparare agli errori passati e vivere insieme a suo figlio.


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Anche Yogoto no Yume, uno dei film muti più cupi del regista, si piazza nella prolifica filmografia di Naruse del genere degli shomin-geki, drammi sulla gente comune. Uno dei primi film con cui si distinse insieme a Kimi to Wakarete 君と別れて("Separarmi da te") proprio nel 1933, anno d'uscita del film e anno della decisione di lasciare la Shochiku per lavorare per i PCL (Photo-Chemical Laboratories) che più tardi sarebbero divenuti la celebre Toho. Il film finì nella classifica dei 10 migliori film dell'anno secondo la prestigiosa rivista di cinema Kinema Junpo.



Il leitmotif del film è quello della donna forte che soffre e combatte le sue battaglie quotidiane, contrapponendosi alla figura maschile debole e insicura. Emblematica la frase che rivolgerà al marito verso la fine del film: "Fuggire dal mondo non è da uomini". Omitsu infatti accetta la sfida contro le circostanze e lotta per se stessa e per suo figlio, senza mai perdere la sua dignità.

È interessante notare l'evoluzione di Omitsu nel corso del film: nella prima parte ci appare svampita e non conforme allo stereotipo di donna giapponese. Quando passa sul ponte e chiede una sigaretta a dei marinai lo spettatore è quasi indotto a inquadrarla come una donna leggera, frivola. Successivamente, quando viene introdotto il personaggio del figlio, scopriamo essere una madre devota e, con l'apparizione del marito, una moglie ferita, rimasta da sola con un fardello a gravare sulle sue sole spalle. Continua a lavorare nell'ambiente equivoco del bar nonostante desideri essere una madre casalinga normale, nonostante sia l'oggetto delle attenzioni degli uomini e la sua virtù sia sempre messa in pericolo, nell'attesa che l'inetto marito Mizuhara si decida a cercare seriamente un impiego. Tuttavia, almeno per il futuro di suo figlio, Mizuhara capisce che deve scrollarsi di dosso paure e debolezze. Si reca perciò ad un colloquio in fabbrica, ma viene respinto. Sentendosi impotente e incapace di prendersi cura della sua famiglia compie una scelta immorale e fugge una volta per tutte da questo mondo.



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Uno film con pochi attori, girato da un giovane Naruse, con belle inquadrature che danno pathos alla scena e al dramma interiore dei personaggi (come la scena di Omitsu che piange accanto a suo figlio). La visione realista e il taglio sociale dato dal regista, accompagnata da un montaggio fluido, rende l'opera godibile e attuale.

Naruse Mikio nei suoi film parla di cose che conosce, parla della gente comune che deve combattere e sopravvivere ogni giorno, e lui lo sa, poiché lui stesso ha avuto un passato difficile. Nacque in una famiglia povera e i suoi genitori morirono quando lui era ancora un bambino. Nelle sue storie, in una società che raramente offre seconde possibilità, se i personaggi non dimostrano iniziativa e indipendenza, finiscono con l'essere sconfitti. Per Naruse non c'è l'"happy end" ma spesso invece cocenti sconfitte. "Fin da molto giovane ho pensato che il mondo in cui viviamo ci tradisce, ed è un pensiero che tuttora rimane" confessa il regista.


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(Il benshi si posizionava al lato dello schermo)


In Giappone i film muti continuarono ad essere prodotti per circa una decina d'anni in più rispetto al resto del mondo. Nei cinema dei piccoli centri urbani si ebbero difficoltà a installare proiettori con sonoro, perciò una fetta di mercato continuò a rivolgersi al muto. Inoltre, la tradizione cinematografica giapponese prevedeva la pratica del narratore, benshi, di derivazione teatrale, qualcosa di analogo all'accompagnamento musicale con un pianista o un'orchestra durante la proiezione dei film muti in occidente. Il benshi, posto lateralmente, narrava le scene che venivano proiettate sullo schermo. Spesso chi esercitava quest'arte era un professionista considerato, tanté che molte persone si recavano nei cinema per ascoltare lui piuttosto che guardare il film: alcuni benshi erano più famosi degli attori stessi che comparivano nei film.Nel primo periodo del cinema muto, tutta la cinematografia giapponese e il modo in cui veniva rappresentata aveva dei codici ben precisi. Non c'erano grandi movimenti di macchina, pochi primi piani. Questo accadeva proprio perché al benshi dava noia avere le immagini troppo mosse. Non apprezzavano questo modo occidentale di fare cinema. Il benshi obbligava, in un certo senso, le case di produzione a non far uso di queste tecniche. Se l'inquadratura del film cambiava troppo spesso o se il movimento di macchina era troppo repentino, questo impediva al benshi di seguire con regolarità e chiarezza la vicenda. Questo è il motivo per cui il primo cinema giapponese è così statico. Ad alcuni benshi piaceva cambiare la storia dei film stranieri. La produzione non metteva mai i sottotitoli alle produzioni straniere, poiché il benshi voleva far vedere al suo pubblico che sapeva interpretare un film straniero e che era in grado di orientarsi con le didascalie di un film che arrivava da oltremare.



Per quest'ultima parte sulla figura del benshi ho unito le mie conoscenze con quest'interessante intervista a Hiroshi Komatsu, professore di storia del Cinema all'Università di Waseda.






Buona visione







I sottotitoli sono a cura di Cignoman, io ho curato la recensione e la revisione. Colgo l'occasione per ringraziare ancora Cigno, per cui nutro molta stima, per avermi dato l'occasione di vedere uno, se non il, migliore film muto di Naruse.




Per approfondire il cinema
di Naruse Mikio

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ATTENZIONE
Questo titolo è ora reperibile nei migliori negozi e store-on line.
Asian World si prefigge la promozione e la diffusione della cultura cinematografica asiatica.
Per questo motivo i sottotitoli relativi a questo film sono stati ritirati.
Supporta anche tu il cinema asiatico, acquistando questa pellicola in dvd.

Sogni Di Una Notte








Messaggio modificato da Kiny0 il 31 March 2012 - 09:14 PM

"猿も木から落ちる" (Anche le scimmie cadono dagli alberi)



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#2 fabiojappo

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Inviato 22 June 2011 - 09:28 AM

Grazie Cigno, Naruse è sempre ben accetto !!!

(E grazie alla benshi Picchi per le informazioni)

#3 Cignoman

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Inviato 22 June 2011 - 09:58 AM

Grazie Picchi! ! ! Ottimo lavoro! Auguro buona visione a chi lo vedrà, vale la pena.

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#4 Tyto

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Inviato 22 June 2011 - 10:58 AM

Grazie a Picchi e Cigno per il sempre ben accetto Naruse!
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#5 ronnydaca

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Inviato 22 June 2011 - 04:38 PM

Grazie Cigno e Picchi ;-)

In attesa di migrazione


#6 Shimamura81

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Inviato 25 June 2011 - 09:44 PM

Un Naruse non si rifiuta mai! :em41:

Hear Me Talkin' to Ya


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Subtitles per AsianWorld:
AsianCinema: Laura (Rolla, 1974), di Terayama Shuji; Day Dream (Hakujitsumu, 1964), di Takechi Tetsuji; Crossways (Jujiro, 1928), di Kinugasa Teinosuke; The Rebirth(Ai no yokan, 2007), di Kobayashi Masahiro; (/w trashit) Air Doll (Kuki ningyo, 2009), di Koreeda Hirokazu; Farewell to the Ark (Saraba hakobune, 1984), di Terayama Shuji; Violent Virgin (Shojo geba-geba, 1969), di Wakamatsu Koji; OneDay (You yii tian, 2010), di Hou Chi-Jan; Rain Dogs (Tay yang yue, 2006), di Ho Yuhang; Tokyo Olympiad (Tokyo Orimpikku, 1965), di Ichikawa Kon.
AltroCinema: Polytechnique, di Denis Villeneuve (2009); Mishima, a Life in Four Chapters (1985), di Paul Schrader; Silent Souls (Ovsyanky, 2010), di Aleksei Fedorchenko.
Recensioni per AsianWorld: Bakushu di Ozu Yasujiro (1951); Bashun di Ozu Yasujiro (1949); Narayama bushiko di Imamura Shohei (1983).

#7 Tyto

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Inviato 04 July 2011 - 01:30 PM

Ho visto il film e devo dire che è ottimo. L'attrice è perfetta, il bianco e nero poi, le dona un pallore davvero affascinante.
La tecnica del regista già mostra il suo segno da grande maestro. Forse certe carrellate, viste ai nostri giorni sono un po' goffe, ma non tolgono nulla alla sensazione di godere inquadrature di grande impatto. Se penso a cosa potrebbe essere un film così se non fosse muto ... ma forse ne perderebbe!
Grazie ancora Picchi e Cigno!
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#8 Kiny0

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Inviato 31 March 2012 - 12:08 AM

Ho aggiunto la locandina originale (e anche quella italiana) perché non si vedeva più.
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Tradotti per AsianWorld
Cinema Asiatico
Dirty Maria (di Zeze Takahisa, 1998), Samurai Rebellion (di Kobayashi Masaki, 1967), The Ravaged House (con fabiojappo: di Kumakiri Kazuyoshi, 2004), Freesia: Bullet Over Tears (di Kumakiri Kazuyoshi, 2007), Cuffs (di Sato Toshiki, 2002),
Tokyo Marigold (con fabiojappo: di Ichikawa Jun, 2010); Cina & Hong Kong Lost in Beijing (di Li Yu, 2007), Buddha Mountain (con fabiojappo: di Li Yu, 2010); Altro Cinema A Time for Drunken Horses (di Bahman Ghobadi, 2000), Marooned in Iraq (di Bahman Ghobadi, 2002); Retrospettive Kumakiri Kazuyoshi (con fabiojappo & Tyto); Recensioni Il racconto di Watt Poe (di Kageyama Shigenori, 1988); Revisioni 1778 Stories of Me and My Wife (di Hoshi Mamoru, 2011), Under the Hawthorn Tree (di Zhang Yimou, 2011), Mekong Hotel (di Apichatpong Weerasethakul, 2012), Headshot (di Pen-Ek Ratanaruang, 2011), BARFI! (di Anurag Basu, 2012), Rhino Season (di Bahman Ghobadi, 2012); Lavori in corso: Cinema Asiatico Snake and Earrings (1%); Altro Cinema: -

#9 Cignoman

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Inviato 31 March 2012 - 10:15 AM

Ben fatto!

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