This Transient Life
# Mujo #
(1970)
'143
Regia: Akio Jissoji
Art Theatre Guild
Versione: 699,34
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Masao e Yuri, rispettivamente fratello e sorella, vivono in un tranquillo sobborgo di Kyoto.
Lui 21 anni, lei 25. I genitori sono preoccupati perché la loro unica figlia non si è ancora sposata, mentre Masao non fa niente tutto il giorno; non si è iscritto all'Università e non lavora col padre nella sua attività di commerciante.
L'apparenza iniziale ci mostra due persone comuni, ma poco a poco ne scorgiamo un aspetto nascosto.
Yuri, sebbene sia bella e affascinante, ha un lato infantile e ingenuo, di chi non ha fatto le esperienze delle proprie coetanee. Come se quel piccolo luogo sia sempre stato per lei una campana di vetro e da lì non si sia mai mossa. Il matrimonio è fuori dal suo limbo, dalla sua concezione di "bambina". Si potrebbe pensare adirittura ad una sorta di autismo.
Il fratello minore, ha un particolare interesse per le statue Buddhiste. Un giorno si reca alla volta di Kyoto, per cercare materiale in un'antica libreria. Giunto nella ex capitale ci viene rivelata la sua vera indole di individuo asociale e immorale.
Quando ritornerà a casa, una sera piovosa, approfitterà della sorella e la condurrà verso i piaceri del sesso. I due inizieranno una relazione incestuosa a tutti gli effetti.
Sarà l'inizio di una serie di sgradevoli eventi dei quali Masao ne sarà il protagonista, lasciando terra bruciata ovunque passerà.








Quanto apprezzato a livello di tecnica registica in "Mandara", che verrà realizzato un anno dopo, lo si deve a questo "Mujo". Un altro esempio di avanguardia. La macchina è sempre in movimento, mai sostenuta a braccia ma cercando sempre soluzioni eleganti e mai banali. Anche quando i personaggi sono fermi, vediamo dei piani sequenza con la telecamera che si sposta lentamente. È veramente un piacere vedere la fluidità della camera quando segue i personaggi, o quando loro stessi la seguono. Basta vedere i primi minuti per farsi già un'idea.
Il commento sonoro è di stampo barocco, eseguito col clavicembalo e il violino.
Un altro pezzo di cinema giapponese forse non considerato come dovrebbe, ma che farà la gioia di chi è alla ricerca di gemme nascoste fuori da ogni schema. "Mandara" sarà in un certo senso l'apoteosi di questo regista, sempre coraggioso nelle sue scelte.







Messaggio modificato da Kiny0 il 14 October 2012 - 10:00 PM







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