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[RECE][SUB] Fires on the Plain (2014)


14 risposte a questa discussione

#1 Shimamura

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Inviato 29 September 2017 - 10:58 AM

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Titolo originale: Nobi

Regia: Tsukamoto Shinya

Paese: Giappone

Anno: 2014

Durata: 97'


Traduzione di JulesJT


Recensione a cura di Shimamura




La metamorfosi del corpo: il cinema di Tsukamoto Shinya


Che Tsukamoto sia una delle voci più originali del cinema giapponese degli ultimi anni non è certo una novità. Tsukamoto Shinya (塚本 晋也) nasce nel 1960 in una delle più grandi claustrofobiche metropoli del mondo, Tokyo (東京). A 14 anni riceve dal padre in regalo una Super 8, ed è amore a prima vista per il giovane Shinya, che già durante gli anni di corso alla Nihon university (日本大学, Nihon Daigaku) [1] si adopera nella realizzazione di alcuni cortometraggi, anche a carattere pubblicitario poi. E tuttavia al momento l'interesse per la regia sembra un po' scemare a favore di quello per la recitazione. Fonda cosi il Kaiju Theater ( 海獣シアター, Kaiju shiata), una compagnia teatrale in cui comincia a lavorare insieme a Fujiwara Kei (不二稿 京) e Taguchi Tomorowo (田口 トモロヲ), nomi ricorrenti nei suoi primi film.
Tra le prime installazioni della compagnia c'è Denchu Kozou no Boken(電柱小僧の冒険, The Adventures of Electric Rod Boy), nel 1987. Le scenografie piacciono molto a Tsukamoto, che non volendo che tanto lavoro venga sprecato, decide di tramutare il tutto in un mediometraggio in Super 8. Non era però questo il primo film della compagnia ad essere realizzato, dato che già nel 1986 Tsukamoto aveva girato Futsu Saizu no Kaijin (普通サイズの怪人, The Phantom of Regular Size), ma Denchu Kozou no Boken viene premiato al PIA Film Festival di Tokyo, un festival cinematografico dedicato alle produzioni indipendenti, permettendo così al regista di farsi notare. In particolare il PIA Film Festival è attento alle innovazioni apportate dagli autori, e Tsukamoto colpisce subito con le sue tematiche: la città, vista come una gabbia in cui i suoi abitanti sono rinchiusi, l'uomo medio, il salary man (サラリーマン), in bilico tra l'essere parte della comunità in quanto suo ingranaggio, ma allo stesso tempo relegatone ai margini e, come vedremo, la metamorfosi del corpo umano.
Tsukamoto ammette tra le sue influenze principalmente Kurosawa Akira (黒沢 明), almeno sotto il profilo tecnico, perché è vero che per certi versi l'umanesimo del Maestro è in parte presente a modo suo nel cinema del giovane Shinya, ma poi le cose cambiano.


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Nel 1989 il regista viene premiato al FantaFestival e allo Sweden Fantastic Film Festival con Tetsuo (鉄男 TETSUO). Girato per la prima volta in 16mm, in ben 18 mesi, con la partecipazione sia di Taguchi che di Fujiwara, il cui appartamento venne poi usato come set, Tetsuo sconvolse la critica giapponese e venne salutato come un capolavoro. Orfana di novità, con i grandi autori o inattivi o in crisi creativa, o all'altro mondo, la cinematografia nipponica attraversava una fase di stallo, e Tetsuo sembrava essere la miccia giusta per causarne la rinascita. Quanto sia poi stato così è un altro discorso, ma di certo non si era mai visto niente del genere prima nel cinema nipponico. Al centro dell'epopea che si snoderà poi in altri due film- Tetsuo II: Body Hammer (鉄男 II BODY HAMMER), girato in 35mm nel 1998, e Tetsuo: The Bullet Man (鉄男 THE BULLET MAN), del 2010, l'ultimo invero abbastanza mediocre, al contrario di Body Hammer, straordinario come il capofila - la metamorfosi del corpo, la fusione dell'uomo con l'acciao, la vendetta e la distruzione, la critica alla società industrializzata che ingloba l'uomo, trasformandolo letteralmente/metaforicamente in una macchina.
L'influenza dei Kaiju eiga (怪獣映画) è evidente per quanto riguarda almeno il tema della metamorfosi, ma è indubbio che Tsukamoto abbia tenuto conto anche della lezione di Cronemberg (Shivers, Rabid, The Brood, e Videodrome tra gli altri) [2], soprattutto nell'uso delle luci, e di altri autori giapponesi, che come lui vengono ascritti al ruolo di padri o precursori di questo nuovo genere, il cyberpunk, come Ishii Sogo (石井 聰互) [3]. Sotto il profilo registico è stato invece paragonato spesso al primo Lynch, quello di EraserHead, ma non è proprio così. In tal senso le influenze sono per lo più di diretta derivazione dal cinema giapponese, da rintracciarsi nell'opera di Kurosawa appunto (si pensi a Il trono di sangue (蜘蛛巣城, Kumonosu-jo), ovvero si pensi al Kobayashi Masaki (小林 正樹) di Kwaidan (怪談) [4], e ancora a Shindo Kaneto (新藤 兼人) con Onibaba (鬼婆) [5].





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Il lavoro seguente al primo Tetsuo è un horror abbastanza convenzionale, Hiruko Youkai Hanta (ヒルコ 妖怪ハンター, Hiruko the Goblin), nel 1991, realizzato anche per racimolare finanziamenti per altri progetti. Nel 1995 il film più cronemberghiano di tutti tra quelli di Tsukamoto, Tokyo Fist (TOKYO FIST), a cui seguono alcuni dei suoi film più belli. Nel 1998 lo straordinario Bullet Ballet (バレット・バレエ), film cui il regista resterà sempre molto legato, e che trionfa di nuovo allo Sweden Fantastic Film Festival, e poi l'anno seguente Soseji (双生児-GEMINI-), incentrato sul tema del doppio.
Il bellissimo Rokugatsu no hebi (六月の蛇, A Snake of June) del 2002 riceve due premi al Festival del cinema di Venezia, e due anni dopo Vital (ヴィタール), con la partecipazione di Asano Tadanobu (浅野 忠信) nel ruolo del protagonista, sembra confermare il talento dell'autore, ma segna anche la fine di un fecondo periodo creativo. L'incertezza nel trovare fondi per le proprie opere portano Tsukamoto a dirigere infatti alcuni lavori di cassetta, come i due film della saga Akumu tantei (悪夢探偵, Nightmare Detective), del 2006 e del 2008, più alcuni cortometraggi.
Ritorna alla regia nel 2011, e ritrova tutta la sua ispirazione nel bellissimo Kotoko (KOTOKO) [6], che lo porta al trionfo nella sezione Orizzonti a Venezia.
Accanto all'attività di regista inoltre Tsukamoto porta avanti quella di attore, sia nei suoi film (Tetsuo, Bullet Ballet, A Snake of June tra tutti), che in quella di altri registi, come nel capolavoro di Miike Takashi (三池 崇史) Koroshiya Ichi (殺し屋1, Ichi the Killer, 2001); è con Ishii Teruo (石井輝男) in Mōjū tai Issunbōshi (盲獣vs一寸法師, Blind Beast vs. Dwarf, 2002), e in Marebito (稀人, 2004), di Shimizu Takashi (清水 崇). Recentemente Tsukamoto ha lavorato come attore anche nell'ultimo film di Anno Hideaki (庵野 秀明) eHiguchi Shinji (樋口 真嗣) Shin Gojira (シン・ゴジラ, 2016), ma soprattutto si è fatto notare a livello internazionale recitando per Martin scorsese in Silence, sempre nel 2016.
Un paio di anni prima Tsukamoto era passato per la regia un'ultima volta, portando a compimento un progetto che covava da oltre vent'anni: la trasposizione in chiave cinematografica del romanzo di Ooka Shohei (大岡 昇平), Nobi (野火).




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Nobi

"La strada passava in mezzo ai campi incendiati che continuavano ad ardere e io non potevo proseguire attraversandoli. Mi allontanai dalla strada e, aprendomi il cammino tra i canneti che giungevano all'altezza delle spalle, avanzai in linea retta, puntando direttamente sul borgo. Ma non potevo distogliere lo sguardo dal fumo. Il sole declinava e da qualche tempo s'era levato il vento; il fumo, strisciando, nascondeva le erbe e, di tanto in tanto, sollevandosi, si sfioccava come cotone e volava verso i boschi che orlavano il fiume.
Sulla preteria su cui spaziava il mio sguardo non si scorgeva anima viva. Chi poteva aver appiccato quegli incendi nei campi?
Era un problema che non potevo risolvere con la sola scorta dei fatti che mi erano noti." [7]


Ooka Shohei (1909 –1988) era un giornalista ed un critico letterario prima di essere arruolato. In realtà avrebbe voluto lasciare il giornalismo e dedicarsi alla traduzione dei classici della letteratura francese, ma l'esperienza non è positiva, quindi inizia a lavorare per una delle aziende nipponiche più famose ancora oggi, al mondo, la Kawasaki (川崎重工業株式会社 Kawasaki Jūkōgyō Kabushiki-gaisha). È il 1943, e l'anno dopo riceve la chiamata alle armi. È inviato come addetto alle comunicazioni presso l'Isola di Mindoro, nelle Filippine, ma il suo battaglione subisce enormi perdite in pochissimo tempo, e già all'inizio del 1945 viene catturato dalle Forze americane, e poi imprigionato presso l'Isola di Leyte. Rimpatriato Ooka inizia la sua carriera di scrittore, ed è nel 1951 che pubblica Nobi, letteralmente incendio nei campi, tradotto internazionalmente come Fires in the plain, Fuochi nella pianura, ma edito in italiano nell'improbabile titolo de La guerra del soldato Tamura, alcuni anni dopo, nel 1957.
Ambientato durante gli anni dell'occupazione nipponica delle Filippine [8], Nobi diventa in breve uno dei più importanti testi della letteratura del dopoguerra, non solo giapponese. Disperatamente autobiografico, il romanzo esplora il senso dell'umana esistenza attraverso gli sforzi del protagonista, il soldato semplice Tamura, attanagliato dalla fame, dalla tubercolosi e dal beriberi [9], costretto a difendersi sia dai nemici che dai propri compagni d'arme. Fin dove è possibile negare la propria umanità? Fin dove è possibile cadere, prima di rialzarsi? Il romanzo di Ooka è impregnato di una forte critica alla guerra, che viene analizzata per la prima volta dal punto di vista di chi non condivideva le scelte del proprio Governo, e che si ritrova ad imbracciare un fucile perché costretto.




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Un impianto narrativo del genere ben si adattava alla poetica di un autore come Ichikawa Kon (市川 崑), che nel 1959 ne trae un omonimo film bellissimo [10].
Anche Tsukamoto Shinya si sente particolarmente attratto dal capolavoro di Ooka. L'essere vivente, privato della propria umanità dalle avversità, è sempre stato un punto focale della sua opera, e pertanto non stupisce il legame con Nobi.
Durante alcuni screening di Tetsuo già accenna alla stampa le sue intenzioni di trarre un film dal romanzo, ma in questi anni di inizio carriera preferisce concentrarsi prima su altri progetti. Siamo nel 1998, e Tsukamoto già aveva avviato contati con possibili finanziatori. All'inizio del nuovo millennio sembra quasi vicino a un accordo con alcuni produttori francesi, ma poi tutto si conclude in un nulla di fatto. Nel 2005 Tsukamoto capisce che i fondi dovrà trovarli da sé: forse è perché su di lui peserebbe troppo il confronto con Ichikawa, forse è perché chiede un budget troppo alto, ma alla fine se non si propone un inizio non arriverà mai una fine, e il progetto resterà soltanto un sogno. Viaggia così nelle Filippine, nel 2010, al seguito di un gruppo di volontari alla ricerca dei resti di soldati giapponesi morti durante la guerra. Vorrebbe iniziare le riprese nel 2012, ma ha i fondi soltanto per comprarsi una divisa... In questo periodo realizza anche degli storyboard, sviluppando il film in soggettiva, ma non è questo quello che vuole davvero.
In quel frangente muore il padre. La morte del genitore porta con sè però anche una piccola eredità, che verrà interamente usata dal regista per finanziare il film. Nel 2013, dopo quasi 20 anni dall'inizio del progetto, iniziano le riprese di Nobi. Gli interni vengono girati nell'area del Kanto, con l'assistenza di una troupe di volontari, mentre gli esterni e le scene nella foresta in parte a Okinawa, dove il regista è assistito invece da una troupe di professionisti, e in parte nelle Filippine, nei luoghi reali dove è stato ambientato il romanzo, che il regista raggiunge con solo 4 membri del suo staff, riciclando attori sul luogo, direttamente tra le guide locali (come la coppia di fidanzati nella chiesa).




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Il ruolo di Tamura è affidato allo stesso Tsukamoto. È una decisione sofferta dal regista, che avrebbe voluto un attore di un certo calibro, ma non poteva permetterselo. Il film naturalmente è girato senza grandi mezzi. Non vi è nemmeno un briciolo di CG, persino le mosche sui volti dei protagonisti sono reali, catturate dai membri dello staff, e poi liberate all'occorrenza. Il basso budget non influenza però la qualità della regia. Se è vero che certe esplosioni pirotecniche sono un po' grossolane, i trucchi e i manichini, realizzati in buona parte dai membri volontari dello staff, sono di alto livello. Anche le divise sono realizzate dallo staff, che crea in cartapesta anche il veicolo militare presente verso la seconda metà del film. Magnifica poi come sempre nella cinematografia di Tsukamoto la fotografia, virata su toni freddi nelle scene in notturna, e su toni più caldi nelle scene diurne. La telecamera è spesso posta in soggetiva, e principalmente tenuta a braccio, raramente statica.
Le differenze con il film di Ichikava sono evidenti. Come aveva già fatto in Biruma no tategoto (ビルマの竪琴) in Nobi Ichikawa dà al suo lavoro un forte carattere antimilitarista, sebbene esso non sia espresso poi alla stessa maniera in entrambi i film, e che è comunque ben presente nell'opera letteraria originale. Al contrario è il carattere umanista del romanzo di Ooka ad interessare in particolar modo Tsukamoto. Certo Nobi non manca di una critica alla guerra come fonte del peggiore dei mali anche nella versione del regista tokyota, ma Tsukamoto è soprattuto interessato a quanto un individuo possa arrivare vicino al perdere la propria umanità nel momento in cui ad essere in gioco è la propria esistenza. Ma soprattutto Tsukamoto si chiede fino a quando ci si può considerare umani? In fondo il desiderio di sopravvivere è uno dei fattori che ci rende tali. È lecito aspettarsi confini invalicabili anche di fronte alla scelta tra il morire e il compiere scelte indicibili, come il cibarsi dei propri simili? E questo è sufficiente poi a permetterci di convivere con il nostro senso di colpa?




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Profondamente oscuro, più crudo della versione del Maestro di Ise, che pure non era per tutti i palati, Nobi è certamente tra i lavori più maturi di Tsukamoto, sebbene il film presenti spesso alcuni momenti in cui la carenza di budget si fa sentire. E tuttavia il film è ben riuscito, non lascia lo spettatore indifferente. Tsukamoto regala come sempre un'interpretazione eccellente, mai sopra le righe, attorniato da alcuni attori davvero bravissimi nel ruolo di comprimari, dal koreediano Lily Franky(リリー・フランキー), al musicista Nakamura Tatsuya (中村 達也), già con Tsukamoto in Bullet Ballet.
Mi astengo da un confronto tra le due versioni cinematografiche del romanzo di Ooka, troppo diverse tra loro, anche nel finale (Ichikawa si discosta dal romanzo); invero l'adattamento nel capolavoro del 1959 è molto più libero di quello di Tsukamoto, più fedele al contrario al lavoro di Ooka. Il risultato è per entrambi validissimo, e vista la reperibilità di sottotitoli per entrambi i film questa diventa una spelndida occasione per potersi dare un giudizio da soli.
Assolutamente consigliata la visione.

See ya' soon!





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Note

[1] Tsukamoto ha un diploma in arte.
[2] Cfr.: MES T., Tetsuo: the Iron Man (rewiew), in Midnight Eye.
[3] Sebbene Tsukamoto non sia proprio d'accordo sul punto, come manifestato in alcune interviste presenti nei contenuti speciali di molti dei suoi lavori editi sul mercato inglese dalla Third Window Film.
[4] MES T., Tetsuo: the Iron Man (rewiew), cit.
[5] Su Shindo si rinvia a quanto già scritto dal sottoscritto qui in questa stessa sede.
[6] Su Kotoko si rinvia a quanto scritto qui. Invero nella recensione de qua si accenna anche ad una biografia del regista, ma si è deciso per completezza di ritornare sullo stesso sull'argomento, cercando di non essere troppo ripetitivi. I lettori mi scuseranno, spero...
[7] OOKA S., La guerra del soldato Tamura, Einaudi, Torino, 1957, 32-33. Il libro è purtroppo fuori catalogo da decenni, ma sul mercato dell'usato non è impossibile che, come è successo a me, vi capiti un colpo di fortuna.
[8] Appena 10 ore dopo l'arttacco alla base americana di Pearl Harbour, l'8 dicembre 1941, le Forze armate giapponesi avviano l'occupazione delle Filippine, instaurando un governo fantoccio. La scelta strategica si tramutò, dopo un inizio più che positivo con l'allontanamento delle Forze americane di stanza sull'Arcipelago - colte impreparate - in una sorta di boomerang. Non di certo benvoluti dalla popolazione locale, colpevoli di numerosi crimini di guerra, dal massacro di Manila, dove la repressione causò oltre 100.000 morti tra i civili, al vergognoso fenomeno delle comfort women, rinchiuse alla
Bahay na Pula, i giapponesi non tennero conto dell'inospitalità della foresta pluviale. Attaccati prima dalle azioni di guerriglia delle forze di resistenza filippine e poi decimati inizialmente dalle malattie, poi dal ritorno campale delle forze americane, i militari giapponesi vennero tuttavia eletti come ultimo baluardo di difesa dalle Forze mperiali, che però non riuscirono a garantire il supporto necessario alle proprie truppe: rimaste senza munizioni e cibo vennero così condannate a una fine certa.
[9] Il beriberi è una malattia causata da una scarsità di vitamina B1.
[10] Presente in traduzione e recensione su Asianworld. Su Ichikawa invece mi permetto di rinviare a quanto detto in questa sede sull'autore si AsianWorld.




SOTTOTITOLI
(Versione: DVD jap)



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Messaggio modificato da JulesJT il 29 September 2017 - 02:24 PM

Hear Me Talkin' to Ya



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Subtitles for AsianWorld:
AsianCinema: Laura (Rolla, 1974), di Terayama Shuji; Day Dream (Hakujitsumu, 1964), di Takechi Tetsuji; Crossways (Jujiro, 1928), di Kinugasa Teinosuke; The Rebirth (Ai no yokan, 2007), di Kobayashi Masahiro; (/w trashit) Air Doll (Kuki ningyo, 2009), di Koreeda Hirokazu; Farewell to the Ark (Saraba hakobune, 1984), di Terayama Shuji; Violent Virgin (Shojo geba-geba, 1969), di Wakamatsu Koji; OneDay (You yii tian, 2010), di Hou Chi-Jan; Rain Dogs (Tay yang yue, 2006), di Ho Yuhang; Tokyo Olympiad (Tokyo Orimpikku, 1965), di Ichikawa Kon; Secrets Behind the Wall (Kabe no naka no himegoto, 1965) di Wakamatsu Koji; Black Snow (Kuroi yuki, 1965), di Takechi Tetsuji; A City of Sadness (Bēiqíng chéngshì, 1989), di Hou Hsiao-hsien; Silence Has no Wings (Tobenai chinmoku, 1966), di Kuroki Kazuo; Nanami: Inferno of First Love (Hatsukoi: Jigoku-hen, 1968) di Hani Susumu; The Man Who Left His Will on Film (Tokyo senso sengo hiwa, 1970), di Oshima Nagisa.
AltroCinema: Polytechnique (2009), di Denis Villeneuve ; Mishima, a Life in Four Chapters (1985), di Paul Schrader; Silent Souls (Ovsyanky, 2010), di Aleksei Fedorchenko; La petite vendeuse de soleil (1999), di Djibril Diop Mambéty; Touki Bouki (1973), di Djibril Diop Mambéty.
Focus: Art Theatre Guild of Japan
Recensioni per AsianWorld: Bakushu di Ozu Yasujiro (1951); Bashun di Ozu Yasujiro (1949); Narayama bushiko di Imamura Shohei (1983).

#2 fabiojappo

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Inviato 29 September 2017 - 01:48 PM

Super sorpresa :em73:
Grandi ! Jules per la traduzione rapida, pochi giorni dopo l'uscita home video, e Shimamura per lo stupendo approfondimento.

Curioso di rivederlo, dopo l'anteprima di ormai tre anni fa a Venezia. Questo (era) in sintesi il mio pensiero:
Un film al cento per cento di Tsukamoto, anche se definibile come remake, tratto da un libro e inquadrabile nel genere bellico. Come al solito si occupa di tutto (qua pure protagonista, ottima la sua prova attoriale) personalizzando ogni lavoro. Ripensando al vecchio capolavoro di Ichikawa (che, se devo scegliere, io preferisco) si poteva in fondo scommettere su questa storia adatta a Tsukamoto per le caratteristiche oniriche del racconto. Ne accentua i toni allucinatori, con momenti di delirio visivo, violenza estrema, tinte splatter (un po' troppo per me). Un viaggio nell'inferno della guerra e nel degrado dell'animo umano in situazioni estreme.

#3 psheep

    PortaCaffé

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Inviato 29 September 2017 - 02:41 PM

Grazie!! Uno dei miei registi preferiti (:

Super lavoro come sempre
questo fu presentato a venezia vero?
Tra l'altro attorno al periodo del festival fece degli interessanti incontri all'università che ovviamente mancai miseramente.

#4 JulesJT

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Inviato 29 September 2017 - 02:51 PM

Bomba! Gran colpaccio dell'Agente del Caos e del Wu-Tang Lover a.k.a. 'O Divo Jules.
Contento di essere riusciti a portare a tempo di record una perla del cinema asiatico su AW.
Personalmente ho faticato anch'io a reggere determinate sequenze splatter/grottesche, tuttavia - come ha ben spiegato il mio socio Shima nella presentazione - il budget era quello che era, di conseguenza è venuto fuori anche fin troppo bene. ^^'

#5 Rumik.Sclero

    Ciakkista

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Inviato 29 September 2017 - 03:21 PM

Grazie mille per questo rilascio mooolto interessante~

#6 François Truffaut

    Wonghiano

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Inviato 29 September 2017 - 03:25 PM

Una vera sorpresa! Grazie! :em83:

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Naomi Kawase: il cinema, i film

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Sottotitoli per AsianWorld: The Most Distant Course (di Lin Jing-jie, 2007) - The Time to Live and the Time to Die (di Hou Hsiao-hsien, 1985) - The Valiant Ones (di King Hu, 1975) - The Mourning Forest (di Naomi Kawase, 2007) - Loving You (di Johnnie To, 1995) - Tokyo Sonata (di Kiyoshi Kurosawa, 2008) - Nanayo (di Naomi Kawase, 2008)

#7 LL ©

    Operatore luci

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Inviato 30 September 2017 - 02:27 PM

Fantastico. (Ormai me n'ero completamente dimenticato.)
Curiosissimo di vedere come si è mosso Tsukamoto in un'opera del genere.

Per quel che vale, grazie grazie grazie :)
SOTTOTITOLI TRADOTTI PER ASIAN WORLD
Tomato kecchappu kôtei / Shūji Terayama / 1970

SOTTOTITOLI TRADOTTI PER ALTRO CINEMA
Honor de cavallería / Albert Serra / 2006 ◦ Un chapeau de paille d'Italie / René Clair / 1927 ◦ Thaïs / Anton Giulio Bragaglia / 1916

"Le cinéma est une invention sans avenir" (Louis Lumière)

Decorato al petto di rarissima medaglia di Uomo Tette™ dal Reverendo lordevol in data 08/07/2013

#8 Mr. Noodles

    Operatore luci

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Inviato 30 September 2017 - 03:20 PM

grazie, era praticamente introvabile (in realtà lo sarebbe anche ora, ma almeno ci sono i sub :D)

Messaggio modificato da Mr. Noodles il 30 September 2017 - 03:21 PM


#9 ggrfortitudo

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Inviato 30 September 2017 - 09:39 PM

Una sorpresa piacevolissima. Un film sferzante e crudele. La fotografia e le scene di morte sono tra le più mozzafiato, tetre e feroci che abbia mai visto.

E' già stata sottolineata la bravura di Tsukamoto che non pare nemmeno un attore ma un vero protagonista di quelle tragedie.

Ora cercherò anche di vedere il suo predecessore.

Grazie Shimamura

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