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[RECE][SUB] Stray Dogs


4 risposte a questa discussione

#1 JulesWU

    Wu-Tang Lover

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Inviato 24 November 2015 - 12:35 PM

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Titolo originale: Jiao you (郊遊)
Regia: Tsai Ming-liang
Paese: Taiwan - Francia
Anno: 2013
Genere: Drammatico
Durata: 138'
Lingua: Mandarino
Interpreti: Lee Kang-sheng, Yang Kuei-Mei, Lee Yi Cheng, Lee Yi Chieh


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Sinossi

Un uomo e i suoi due figli vagano ai margini della moderna Taipei, dai boschi e fiumi della periferia alle strade bagnate di pioggia della città.
Di giorno il padre racimola una misera paga come uomo sandwich per appartamenti di lusso, mentre i due bambini sopravvivono con campioni gratuiti di cibo in giro per i supermercati e i centri commerciali.
Ogni sera la famiglia trova riparo in un edificio abbandonato. Il padre è stranamente colpito da un’ipnotica immagine murale che decora la parete di questa casa improvvisata. Nel giorno del suo compleanno una donna si unisce alla famiglia: potrebbe essere lei la chiave per far emergere le emozioni sepolte che aleggiano dal passato?
[fonte: labiennale.org]


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“Non girerò mai più un film”, questo aveva detto Tsai Ming-Liang dopo l’uscita di “Stray Dogs”. Questo, fortunatamente, non è accaduto, dato che l’autore malese si è gettato in più di un progetto cinematografico da allora.
Semplicemente, “Stray Dogs” chiude il primo, importante, ciclo della poetica dell’autore: la vita di Xiao Kang, personaggio al quale Tsai è inevitabilmente legato, incarnato da quel suo alter-ego che ha il viso di Lee Kang-Shen.
Dieci film nei quali l’abbiamo visto innamorarsi, disperarsi, tentare il suicidio, provare a vivere. “Stray Dogs” segna la fine di Xiao Kang, visto che avviene persino il trapasso del protagonista. Un trapasso non mostrato, ma comprensibile solo nel sottotetto della narrazione.
Una narrazione divisa in due parti ben distinte, dove Tsai Ming-Liang sintetizza con estrema perfezione la sua poetica. Il suo film più cupo, quello completamente assente di ogni barlume di speranza, spogliato anche del più minimo dei movimenti.
Un film anche politico, dove gli esseri umani sono ridotti a cani che marcano il territorio, dove i cani sono più umani degli esseri umani stessi. Un degrado asettico che sa quasi di post apocalittico, dove l’aridità degli affetti già anticipato largamente, ad esempio, ne Il Gusto dell’Anguria trova qui il suo sfogo più doloroso.
Un film intenso, probabilmente il suo vero capolavoro, dove l’essenza del regista trova finalmente la sua libertà più sommessamente selvaggia, capace di zittire il suo pubblico, di farlo riflettere sull'utilità della propria esistenza e sul perché strisci su questa terra, trascinandosi domande che non troveranno mai risposta.


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Recensione: battleroyale
Traduzione: JulesJT


SOTTOTITOLI
(Versione: Blu-ray)





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Messaggio modificato da JulesJT il 24 November 2015 - 01:02 PM


#2 lexis

    Ciakkista

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Inviato 24 November 2015 - 01:43 PM

Grazie infinite per questo capolavoro, che non poteva mancare. Sicuramente uno dei punti più alti della retrospettiva.

#3 fabiojappo

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Inviato 25 November 2015 - 09:55 AM

Gran film ! Potentissimo con quei "quadri" lunghi minuti e minuti che ti restano dentro e ti accompagnano a lungo dopo la visione. Manco a dirlo, visto su grande schermo raddoppia la sua forza devastante. Se vale per tutti i film, per alcuni di più. E questo mi sembra uno di quei casi. Ho un ricordo molto vivo pur essendo passati più di due anni dalla proiezione a Venezia. Straordinario Lee Kang-sheng. Indimenticabile, struggente la scena in cui il suo personaggio cerca di racimolare qualche soldo tenendo cartelloni pubblicitari, immobile sotto la pioggia. Con gli occhi che lentamente si gonfiano di lacrime.

Messaggio modificato da fabiojappo il 25 November 2015 - 09:59 AM


#4 Shimamura

    Agente del Caos

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Inviato 25 November 2015 - 11:55 AM

Unico film della retrospettiva che ancora non ho visto, grazie mille della proposta.

Hear Me Talkin' to Ya



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Subtitles for AsianWorld:
AsianCinema: Laura (Rolla, 1974), di Terayama Shuji; Day Dream (Hakujitsumu, 1964), di Takechi Tetsuji; Crossways (Jujiro, 1928), di Kinugasa Teinosuke; The Rebirth (Ai no yokan, 2007), di Kobayashi Masahiro; (/w trashit) Air Doll (Kuki ningyo, 2009), di Koreeda Hirokazu; Farewell to the Ark (Saraba hakobune, 1984), di Terayama Shuji; Violent Virgin (Shojo geba-geba, 1969), di Wakamatsu Koji; OneDay (You yii tian, 2010), di Hou Chi-Jan; Rain Dogs (Tay yang yue, 2006), di Ho Yuhang; Tokyo Olympiad (Tokyo Orimpikku, 1965), di Ichikawa Kon; Secrets Behind the Wall (Kabe no naka no himegoto, 1965) di Wakamatsu Koji; Black Snow (Kuroi yuki, 1965), di Takechi Tetsuji; A City of Sadness (Bēiqíng chéngshì, 1989), di Hou Hsiao-hsien; Silence Has no Wings (Tobenai chinmoku, 1966), di Kuroki Kazuo; Nanami: Inferno of First Love (Hatsukoi: Jigoku-hen, 1968) di Hani Susumu; The Man Who Left His Will on Film (Tokyo senso sengo hiwa, 1970), di Oshima Nagisa.
AltroCinema: Polytechnique (2009), di Denis Villeneuve ; Mishima, a Life in Four Chapters (1985), di Paul Schrader; Silent Souls (Ovsyanky, 2010), di Aleksei Fedorchenko; La petite vendeuse de soleil (1999), di Djibril Diop Mambéty; Touki Bouki (1973), di Djibril Diop Mambéty.
Focus: Art Theatre Guild of Japan
Recensioni per AsianWorld: Bakushu di Ozu Yasujiro (1951); Bashun di Ozu Yasujiro (1949); Narayama bushiko di Imamura Shohei (1983).

#5 andreapulp

    Microfonista

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Inviato 29 November 2015 - 01:42 AM

Visto a Venezia in occasione del festival lidense, che dire, un capolavoro immenso! Grazie infinite Jules!





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