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[RECE][SUB] Dearest


4 risposte a questa discussione

#1 fabiojappo

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Inviato 24 August 2016 - 07:41 PM

Dearest

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Specifiche tecniche:

  • Titolo: Dearest
  • Originale: 亲爱的 (Qin Ai De)
  • Regia: Peter Ho-Sun Chan
  • Direttore fotografia: Shu Chou
  • Prima mondiale: 28 Agosto 2014 (Festival del film di Venezia)
  • Data di uscita: 26 Settembre 2014 (Cina)
  • Durata: 130 min (2h, 10 min).
  • Lingua: Cantonese, Mandarino
  • Paese: Hong Kong, Cina
  • Cast: Wei Zhao, Bo Huang, Dawei Tong, Lei Hao, Yi Zhang

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Realtà


Gao Yongxia, la vera madre del film "Dearest", film Cinese del 2014 diretto dal regista HongKonghese Peter Ho-sun Chan riguardante i rapimenti in Cina, ha deciso di sporgere denuncia contro la società produttrice del film nel Marzo del 2015 per aver infranto la sua privacy e per avergli rovinato la reputazione.

Uscito per la prima volta nell'entroterra Cinese il 26 Settembre 2014, e trasmesso nell'ambito del gruppo delle Presentazioni Speciali del 2014 nella Mostra Internazionale del cinema di Toronto, "Dearest" è ispirato alla vera storia di un rapimento avvenuto a Xuzhou, una città della Cina orientale, nella provincia di Jiangsu. La famosa attrice Zhao Wei interpreta una semplice madre di campagna di nome Li Hongqin, che si prende cura di un bambino che suo marito ha rapito e ha portato a casa, al suo villaggio.

Dopo che i genitori biologici del nuovo bimbo ("adottivo") di Li, trovano loro figlio nel remoto villaggio in cui questa viveva dopo averlo cercato in tutta la Cina in anni di inesorabili ricerche, Li cade in un abisso di disperazione e dedica tutta se stessa alla lotta per riottenere la custodia del bambino che ha passato anni e anni a crescere. Nel suo sforzo di tenere il bambino dalla sua parte inizia un percorso di avversità e difficoltà, passando dal pregare disperatamente i giornalisti di aiutarla nella sua ricerca del figlio adottivo, fino a fare sesso con sconosciuti in cambio del loro aiuto per ottenere le prove necessarie per aggiudicarsi la custodia del piccolo, e rimane incinta di uno di loro (Un grave motivo di vergogna in Cina, dove le relazioni extraconiugali rimangono un estremo taboo).

Attraversando tutta la Cina, il film ha incontrato un successo enorme sia perché tratta di un tema di grandissima attualità come il rapimento dei bambini - sottolineando l'aspetto della campagna sociale contro i loro trafficanti su Sina Weibo, l'equivalente del nostro Twitter, ma anche per la superba interpretazione della stella del cinema cinese Zhao.

Comunque, il film è stato una specie di incubo per la vera madre, Gao Yongxia, una contadina di Xuzhou, che ha cresciuto i suoi due figli adottivi con suo marito, che nel frattempo è defunto. Gao sostiene che lei e il suo defunto marito non avevano mai rapito dei bambini e afferma che il film non rispecchi la realtà, dato che non avrebbe mai fatto sesso con altri uomini.

Madre di una famiglia felice, con i suoi due figli, Yue Yue and Le Le, Gao Yongxia, con la con la famiglia dalla sua parte, ha vissuto una vita di soddisfazioni.Comunque, sulle ali della campagna contro il traffico di minori lanciata dalla Cina nell'anno precedente, Gao ha passato una serie di esperienze sfortunate che le hanno cambiato la vita: suo marito è morto a causa della malattia di cui soffriva, il caso dei suoi due figli adottivi venne sollevato sui social e Le Le venne restituito ai suoi genitori biologici, mentre Yue Yue venne portata via dai servizi sociali.

"Non capisco perché sono vista come una trafficante di bambini per via dei miei due figli adottivi. Non so da dove vengano i miei due figli. Mio marito mi disse che erano stati abbandonati e che li aveva portati a casa. Comunque, un giorno mi disse francamente che erano dei figli illegittimi. Non so quale sia la verità", ha affermato Gao.

Dopo aver perso i suoi due figli, Gao ha iniziato a soffrire di problemi mentali. Delle volte si scordava cosa aveva fatto prima, altre volte cadeva in una profonda depressione, desiderando di rivedere i figli. racconta Gao Youqin, una cugina di Gao Yongxia. "Se Gao è impegnata a fare qualcosa, tende a tenersi lontana dalla tristezza e non pensa ai suoi due figli, così l'ho aiutata a trovare un lavoro a tempo determinato nel mio paese natio".

Dopo l'uscita del film in Cina, con le foto e il nome reale di Gao mostrati alla fine della pellicola, la gente ha iniziato ad affluire in gran numero al villaggio remoto in cui la donna viveva. Spinta dalla curiosità dopo l'insistenza dei propri vicini perché lei vedesse il film, che tutti dicevano essere stato un vero successo, Gao stessa ha deciso di vederlo.

Ha finito per vedere il film durante il tradizionale Festival del Cinema Cinese Primaverile, durante le vacanze di quell'anno ed è rimasta profondamente offesa da quello che ha visto: Gao si è sentita come se l'avessero pugnalata alle spalle.

"Dopo che il caso dei miei figli adottivi è divenuto noto sui Social l'anno scorso, numerosi giornalisti e produttori vollero fare un servizio sulla mia storia, ma in realtà li ho rifiutati tutti", dice Gao. "Non ho parole per descrivere la parte in cui si vedeva che la madre adottiva aveva relazioni extraconiugali con sconosciuti con l'intento di ottenere delle prove per sostenere la sua richiesta di custodia, e che si inginocchiava ai giornalisti per avere il loro aiuto. È assolutamente inaccettabile! Queste cose in realtà non sono mai successe. Delle parti della trama erano completamente false e diffamatorie. Anche se delle persone mi hanno detto che è soltanto un film, con una trama fittizia, non posso trovarmi d'accordo con loro perché sono uscite le mie foto e il mio nome nei titoli di coda senza il mio consenso, e questo può dare allo spettatore una impressione falsa di chi io non sia nella realtà. Mi fa davvero male" ha continuato Gao, con rabbia.

Secondo Gao Youqin, il film ha rovinato la vita di sua cugina, avendole infranto la privacy e sporcato la reputazione.

"In effetti, mia cugina (Gao Yongxia) è una tipica donna di campagna: timida e mai litigiosa con gli altri. Comunque sia il film l'ha colpita pesantemente e pertanto ha deciso di rivolgersi alla legge per tutelare i propri diritti e interessi", disse.

Cheng Dong, un avvocato professionista dello studio legale di Hongshanshu, nella provincia di Jiangsu nella Cina orientale, ritiene che il film abbia sia infranto la privacy di Gao che rovinato la sua reputazione.

Le informazioni personali dovrebbero essere protette nei film e nella creazione di libri in modo da evitare che i lavori abbiano impatti profondamente negativi sulla realtà, come nel caso di Gao.

Intanto, Cheng indica che il produttore del film avrebbe dovuto indicare con apposite note quali parti del film rispecchiassero la realtà e quali fossero fittizie, dato che la trama non corrispondeva completamente a quest'ultima.

Secondo la legge sulla diffamazione in Cina, chi fa affermazioni diffamatorie sotto forma di distorsione della realtà, insulti o calunnie per danneggiare l'altrui reputazione e creare dei problemi alle loro vite, andrà in contro a punizioni severe.

Cheng indica che Gao ha alte probabilità di vincere la causa una volta inviata e accolta dalla corte locale. Gao ha il diritto di esigere dalla compagnia produttrice del film che le trasmissioni dello stesso vengano cessate e tutte le copie ritirate, e di richiedere delle scuse pubbliche. Inoltre, Gao potrebbe inoltrare richiesta per un indennizzo a compenso della diffamazione.

Dopo aver avuto notizia delle accuse di Gao, il regista Peter Ho-sun Chan ha affermato che avrebbe presentato delle scuse formali a nome suo e della società.

Alla notizia Zhao è rimasta sorpresa, dato che pensava che si trattasse completamente di finzione.

"Quello che dice Gao è vero. Spero che il film possa essere ritirato dai cinema il prima possibile; e adesso non ho bisogno di andare al cinema per vederlo, perché la protagonista esiste realmente". Zhao.


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Finzione: Trama e recensione


Quando il figlio sparisce, un uomo e la sua ex-moglie si ritrovano con le loro vite completamente in subbuglio. Perlustrano mezzo continente per trovarlo, ma senza successo. Mentre sono in viaggio incontrano un’altra coppia che ha perso il figlio, la quale li introduce a un gruppo che si occupa di localizzare bambini scomparsi. Alla fine, in un remoto villaggio, ritrovano il loro bambino. La coppia torna a casa col figlio, che però nel frattempo è cambiato e li vede come degli estranei. Intanto la donna che si era presa cura di lui arriva in città per ritrovarlo…

Ispirato a una vicenda reale, quella del rapimento di un bambino avvenuta a Shenzen nel 2009, Dearest di Peter Chan – presentato fuori concorso a Venezia 71 – sembrava aver gli ingredienti giusti per far cadere lo spettatore nella lacrima facile e nel patetico di retroguardia. Invece, l’hongkonghese Peter Chan – da esperto mestierante quale è e da abilissimo metteur en scène – ha saputo evitare ogni soluzione semplice e si è fatto carico di un racconto pieno di chiaroscuri, di ribaltamenti di prospettiva e di personaggi capaci di proporre una notevole complessità, allo stesso tempo carnefici e vittime. Da sempre, del resto, il melodramma è questo: esagerazione, barocchismo estetico e narrativo, strepiti e furori, disperazione più assoluta e gioia, kitsch e sublime. In Dearest si ritrovano alla perfezione tutte queste caratteristiche, tanto che lo si può far rientrare a pieno titolo nell’alveo del grande cinema popolare, come è sempre più raro vedere non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo cinematografico.

Quel che però rende Dearest un caso davvero interessante è la sua articolata organizzazione narrativa, di marca tipicamente hongkonghese, anche se il film è, produttivamente, pan-cinese. Infatti, a voler schematizzare, nel nuovo lavoro di Peter Chan accade che – come in un thriller d’annata – a metà circa della proiezione i buoni diventano “cattivi” e i “cattivi” svelano il loro lato umano, finendo dunque per affondare tutti quanti in un purgatorio in cui ogni legame sentimentale è perso e irrecuperabile, sfocato nei meandri del passato. Peter Chan sa come stuzzicare le corde più profonde della sensibilità spettatoriale e piazza due vere e proprie sequenze action a fare da spartiacque: il lungo e straziante inseguimento che i genitori del bambino ritrovato subiscono da parte della madre adottiva e del resto della comunità rurale; la sconvolgente gogna pubblica cui, più in là, viene sottoposta quella stessa donna, aggredita da un’altra comunità, quella che riunisce tutti i genitori dei bambini scomparsi. Due scene speculari, quasi completamente mute (o, almeno, in cui le voci e gli strepiti sono indistinguibili), e costruite con una suspense quasi hitchcockiana. Nel disegno complessivo di Dearest, sembra cruciale, tra l’altro, il ruolo del personaggio che ha fondato l’associazione dei genitori senza più figli, il cui scopo – come per degli alcolisti anonimi – è quello di sostenersi a vicenda. Infatti, il vittimismo di questo leader improvvisato si trasforma progressivamente in aggressività e in violenza, arrivando a usurpare i diritti del suo prossimo. Poi, improvvisamente, costui farà una scelta radicale, forse perché inconsciamente sente che il dolore per la perdita del figlio lo sta annichilendo e sta prendendo il sopravvento su di lui. Una scelta, una decisione che finirà per trovarsi in contrasto con la restrittiva legge del figlio unico, la cui assurdità – ormai, pare, superata – è presa evidentemente di mira da Peter Chan in questo suo film. Come codicillo accessorio, la grottesca burocrazia ùprevedeva infatti che, solo consegnando il certificato di morte del proprio bambino scomparso (ma, ancora, non dato ufficialmente per deceduto), si poteva ottenere un certificato di nascita per un nuovo figlio. Vale a dire che, solo a chi rinunciava definitivamente a trovare il primo figlio, veniva concessa dalle autorità l’autorizzazione a generarne un altro.

Film sull’assenza e sulla perdita di affetti, sul vuoto che crea rigidità ed odio, sulla brutalità innata cui finisce per cadere l’uomo quando viene aggredito dai suoi simili e/o dalla legge, Dearest colpisce nel segno e ci fa sperare per il meglio: il cinema hongkonghese, anche se girato nella Cina continentale e prodotto con soldi mandarini (invece che cantonesi), forse non morirà mai…



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Presentazione, recensione e traduzione dei sottotitoli: SulFiloDeiRicordi



SOTTOTITOLI

(versione: wiki)






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Messaggio modificato da fabiojappo il 24 August 2016 - 08:58 PM


#2 fabiojappo

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Inviato 24 August 2016 - 09:05 PM

Grazie SulFiloDeiRicordi
Una storia forte, raccontata da un regista importante come Peter Chan (in archivio altri suoi film). Probabilmente (sicuramente per me) ha fatto di meglio, però resta una proposta interessante che tra l'altro ci porta in clima Mostra del cinema di Venezia, dove fu presentato due anni fa.

Messaggio modificato da fabiojappo il 24 August 2016 - 09:06 PM


#3 JulesJT

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Inviato 24 August 2016 - 10:35 PM

Grazie mille per questa proposta! ^^

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Drama: Oshin, Going My Home
Focus: AW - Anime Project 2013, Sull'Onda di Taiwan, Art Theatre Guild of Japan, Allan King

#4 giabonip

    PortaCaffé

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Inviato 26 August 2016 - 11:37 AM

Per quanto sia intrigante la trama del film, la vicenda che ne è seguita è ancora più sconvolgente. Raccontare una storia vera farcendola di particolari inventati, non inezie ma di un certo peso, mi spiazza e mi lascia non poco perplessa. Sicuramente lo vedrò con molto interesse. Grazie per la proposta.

#5 Îshta

    Cameraman

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Inviato 28 August 2016 - 07:10 PM

Grazie SulFiloDeiRicordi per la bella proposta! :em69:

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