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[RECE][SUB] So Long, My Son

 foto SulFiloDeiRicordi 03 Dec 2020

SO LONG, MY SON
地久天长


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SCHEDA

  • Titolo: So long, my son
  • Titolo (cinese): 地久天长
  • Regista: Wang Xiao-shuai
  • Genere: Drammatico
  • Fotografia: Kim Hyun-seok
  • Anno di uscita: 2019
  • Durata: 180min (3h)
  • Paese: Cina
  • Lingua: Mandarino
  • Interpretato da:
    • Jingchun Wang (Yaojun Liu)
    • Mei Yong (Liyun Wang)
    • Xi Qi (Moli Shen)
    • Jiang Du (Hao Shen)
    • Jingjing Li (Meiyu Gao)
  • Traduzione: SulFiloDeiRicordi
  • Revisione: fabiojappo

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COMMENTO E TRAMA


Ce ne sono di incidenti ed eventi drammatici nel corso delle tre ore di durata di So Long, My Son, di Wang Xiaoshuai, da poter riempire un intero scaffare di romanzi vittoriani. Il quadro comincia con un terribile incidente – un ragazzino di dieci anni che annega mentre gioca presso un bacino idrico – e va avanti con gravidanze problematiche, un ricongiungimento sul letto di morte, l’infedeltà, l’aborto, l’adozione, la liberazione da un segreto corrosivo e mantenuto a lungo, tutto questo con sullo sfondo il cambiamento radicale che ebbe luogo in tutta la Cina a partire dagli ultimi anni ‘70.

Quello che distingue la pellicola da tutte le altre, tuttavia, non è la lista della spesa dei colpi di scena o il focus sul periodo catastrofico della storia cinese, in cui si sovrappone in parte con il capolavoro Platform di Jia Zhangke. La sua forza invece risiede nella sua struttura non cronologica e la stuzzicante lentezza con cui informazioni fondamentali vengono svelate; siamo in presenza di un film che osa lasciare il suo pubblico allo scuro per lunghi periodi, facendo affidamento sul fatto che lo spettatore aspetterà per scoprire le connessioni tra alleanze e tradimenti che sono spesso separati da decenni. “L’uomo fa progetti, Dio se la ride,” sottolinea uno dei protagonisti, ed una filosofia simile è messa in scena nel film, che sfida la capacità di tenere traccia di tutti i pezzi del puzzle allo stesso tempo. In una delle inquadrature più incantevoli, la camera è posta all’esterno nella neve, sbirciando attraverso una finestra annebbiata una riunione di famiglia che è ridotta ad un mucchietto di figure sfocate che si muovono lentamente. Non abbiamo idea di cosa accada dietro a quella finestra e vorremmo dare uno sguardo più da vicino.

Si pensi all’annegamento iniziale: sappiamo che il povero deceduto si chiamava Liu Xing, e abbiamo visto suo padre, Yaojun (Wang Jingchun), trasportare il suo corpo esanime verso l’ospedale. Quindi com’è possibile che una delle prime scene immediatamente successive alla morte del giovane mostri Yaojun e sua moglie Liyun (Yong Mei) litigare qualche anno più tardi con il proprio figlio adolescente e ribelle che si chiama proprio… Liu Xing? Forse il giovane non è veramente morto? Forse hanno rapito un bambino? Forse hanno adottato un altro bambino per prendere il suo posto? Forse tutte le scommesse sono sbagliate e ci stiamo solo illudendo? Un film che inizia con la morte di un bambino nell’acqua e poi propone viaggi in avanti ed indietro nel tempo senza preavviso non può fare altro che indurre a macabre speculazioni (memori anche di A Venezia... un dicembre rosso shocking). La storia, in realtà, si rivelerà essere tragica senza elementi sinistri o sovrannaturali.

La politica del figlio unico del Partito Comunista, implementata per facilitare la prosperità economica, è responsabile della perdita di un figlio da parte dei due protagonisti, Yaojun e Liyun, attraverso la forzata interruzione di una gravidanza indesiderata. Se Liyun non fosse stata costretta dalla rappresentante del suo partito alla fabbrica in cui lavorava ad abortire, forse avrebbe trovato nel secondo figlio la forza per superare la morte del primogenito Liu Xing. E se la procedura non l’avesse resa sterile, avrebbe almeno avuto la possibilità di ricostruirsi una famiglia.

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Stando così le cose, lei e Yaojun non hanno altra scelta. Decidono di trasferirsi nella provincia di Fujian, dove l’incapacità della coppia di parlare il dialetto locale li lascia isolati nella loro tristezza, stranieri nella propria stessa terra. I cigolii delle navi che passano ed i clacson distanti nel traffico sembrano suggerire che la vita vada avanti lo stesso da qualche altra parte.

L’informazione viene razionata dalla sceneggiatura, che Wang ha scritto insieme ad Ah Mei, sulla base del principio del “minimo indispensabile”, cosicché si percepisce la natura malinconica di una scena ben prima di comprendere la sorgente di quella emozione. All’inizio del film è chiaro che il giovane Shen Hao, amico di Liu Xing, sia coinvolto nell’incidente, e che i genitori di questo ragazzo, che lavorano nella stessa fabbrica di Yaojun e Liyun, si sentono in qualche modo responsabili di quanto successo.

Ma la relazione tra questi quattro adulti precede la morte del bambino, e ci sono conflitti e tensioni che sono radicati nel passato. Possiamo assistere all’arrivo alla fabbrica della giovane zia di Shen Hao, Moli (Qi Xi), e alla scintilla che scatta tra lei e Yaojun. Ci viene presentato anche un endonistico amico di entrambi (Zhao Yanguozhang) che viene arrestato a causa dell’inasprimento della lotta contro la “dissolutezza” dopo essere stato scoperto a riprodurre musica da discoteca ad una festa – che chiaramente non è un crimine da punire con la reclusione, che la musica sia di vostro gradimento o meno.

Il violino ed il pianoforte di Dong Yingda, intervallati dall’occasionale inserimento di “Auld Lang Syne”, forniscono un solido supporto alla pellicola, ma Wang sa bene come “spogliare” un momento, come nella confessione forte e paziente verso la fine del film, condotta senza l’accompagnamento della musica e con un singolo taglio. “Per noi il tempo si è fermato da tanto”, dice Liyun. “adesso aspettiamo solo di invecchiare”. Ma So Long, My Son dimostra, con il suo senso di speranza che sboccia tardivamente, che il tempo non si ferma mai, indipendentemente dall’età che hai. Continua a correre in tutte le direzioni, avanzando come le acque alluvionali che riempiono l’appartamento di Yaojun e Liyun, lasciando ritratti di famiglia dimenticati galleggiare in superficie, riesumati dal fondo degli armadi o dall’abisso dei ricordi.

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SOTTOTITOLI

(versione: bluray)



TRAILER





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Messaggio modificato da SulFiloDeiRicordi il 30 July 2021 - 10:44 AM
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 foto fabiojappo 03 Dec 2020

Grazie SulFiloDeiRicordi per questa proposta. Un ottimo intreccio tra Storia e storie private, con belle interpretazioni. Non a caso i due protagonisti, Wang Jingchun e Yong Mei, sono stati premiati entrambi al festival di Berlino come miglior attore e miglior attrice
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 foto Iloveasia 06 Dec 2020

Film ambizioso, che vorrebbe narrare un'intera generazione: soprattutto di lunghezza spropositata. Bravi gli attori, ma la regia preme sul pedale del melodramma in modo eccessivo e non sempre convincente, con un incessante andirivieni di flash-back. Visto il nome del regista, quasi una delusione.
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 foto Dries 16 May 2021

ma alla fine, il ''finto'' liu xing chi è ?? cioè da dove è saltato fuori ??
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 foto SulFiloDeiRicordi 16 May 2021

Visualizza MessaggioDries, il 16 May 2021 - 04:52 PM, ha scritto:

ma alla fine, il ''finto'' liu xing chi è ?? cioè da dove è saltato fuori ??

Se non ricordo male nel film non si fa menzione di chi fossero i veri genitori di Liu Xing II, si lascia solo intendere che sia stato adottato per compensare la perdita dell'unico figlio della coppia, Liu Xing I appunto...
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