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[RECE][SUB] In the Heat of the Sun


6 risposte a questa discussione

#1 SulFiloDeiRicordi

    Ciakkista

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Inviato 18 June 2020 - 09:17 AM

IN THE HEAT OF THE SUN
陽光燦爛的日子


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SCHEDA

  • Titolo: In the heat of the sun
  • Conosciuto come: Giorni di sole cocente
  • Titolo (cinese): 陽光燦爛的日子
  • Regista: Wen Jiang
  • Genere: Romantico, drammatico
  • Fotografia: Gu Changwei
  • Anno di uscita: 1994
  • Durata: 128min (2h 8min)
  • Paese: Cina
  • Lingua: Mandarino
  • Interpretato da:
    • Xia Yu (Ma Xiaojun)
    • Shang Nan (Liu Sitian)
    • Geng Le (Liu Yiku)
    • Ning Jing (Mi Lan)
    • Tao Hong (Yu Beipei)
    • Siqin Gaowa (Madre di Ma Xiaojun)

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RECENSIONE


Lo straordinario debutto alla regia di Jiang Wen, In the Heat of the Sun (1994), è la storia di un ragazzino che cresce nella Pechino degli anni ’70 durante la grande Rivoluzione Culturale, un posto surreale e astratto perpetuamente immerso nel solleone. La trama consiste in una serie di aneddoti debolmente connessi costruiti intorno ai capisaldi emozionali dell’adolescenza – il comportarsi male, l’affermazione della propria identità, la celebrazione della libertà, il conquistare una ragazza. Questo è un film sui ricordi, sul come si ricordano le cose in contrasto a quanto è davvero avvenuto. Sono i ricordi di un uomo sulla propria adolescenza, che si chiede se davvero le cose siano andate così, e in tal caso, come la città dei suoi ricordi sia diventata la Pechino in cui vive oggigiorno.

La Pechino del film è virtualmente vuota, dove la maggior parte delle figure autoritarie sono state mandate a lavorare nei campi, chiamate alle armi oppure mandati da qualche parte in giro per il paese. Il protagonista Ma Xiaojun, soprannominato Scimmia (Xia Yu, che è apparso anche in Waiting Alone ed Electric Shadows, qui in un ruolo che gli è valso una carriera) vede suo padre, che è arruolato nell’esercito, venir mandato lontano da casa per placare la lotta interna tra fazioni rivali del partito comunista all’epoca in pieno svolgimento. Troppo giovane per servire il proprio paese, Scimmia cresce senza nessuno che metta un freno alla sua energia giovanile che sfoga compiendo futili reati, violenze con la propria banda, e altre forme di ribellione adolescenziale in quello che sembra il più grande parco giochi della Terra.

Questo non è un film sui giovani fuori controllo o un paese lasciato in rovina. La Rivoluzione Culturale lasciò gran parte della Cina nel caos, ma qui vediamo quel periodo come lo ricorda Scimmia; un'eterna estate dove lui e i suoi amici erano liberi di passare il tempo in qualsiasi modo gli venisse in mente.

Gli insegnanti non sono in grado di tenerli sotto controllo, né tantomeno di dare loro una disciplina, e i genitori non sono da meno; la tormentata madre di Scimmia sgrida furiosamente il suo figlio capriccioso, ma semplicemente non funziona. Non c’è nessuno per esempio in grado di impedirgli di entrare in appartamenti abbandonati ed entrare nelle case lasciate vuote.

Tutto quanto è un gioco, un’avventura per compensare il sogno di gloria infranto di Scimmia sul campo di battaglia ai danni dei Giapponesi. Non ero un ladro, dice, frugando tra le cose della gente con lo stesso zelo che mostra quando rovista tra le medaglie e decorazioni militari del padre. Gran parte del film verte sul come, quasi per caso, questa sconfinata curiosità porta Scimmia in un particolare appartamento che lo porta a conoscere – un po’ per volta – la attraente Mi Lan (interpretata da Ning Jing, che adesso lavora ampiamente in televisione tranne per qualche piccolo ruolo in Divergence o Set to Kill).

Scimmia e il suo gruppo di amici finiscono per scoprire l’altro sesso approssimativamente nello stesso periodo, con la loro piccola banda che finisce ancora più nei guai come risultato del loro comportamento che non si addice a quelli che dovrebbero essere virtuosi giovani cittadini. Adesso Scimmia è un uomo, almeno ai propri occhi, ansioso di prender parte all'azione quando la sua banda afferma la propria supremazia per le strade; ma diversamente dalle altre ragazze che conosce, Mi Lan sembra decisamente indifferente nei confronti delle sue spacconerie.

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In the Heat of the Sun è sia un fantasioso, ampiamente roseo sguardo indietro ai tempi d’oro di Mao, che sorprendentemente naturalistico. Xia Yu dà una incredibile interpretazione che meritatamente gli è valso il premio come Miglior attore alla mostra del cinema di Venezia (ad oggi è ancora il più giovane di sempre ad aver vinto quel premio, con i suoi 16 anni all’epoca). L’esatta natura dell’attrazione tra Scimmia e Mi Lan non viene mai resa esplicita. Gli ormoni dei nostri protagonisti influenzano chiaramente i loro processi mentali – è ovvio che Scimmia veda Mi Lan come oggetto del proprio desiderio – ma parte della sua maturazione nasce dal suo graduale prendere consapevolezza di aver iniziato a provare qualcosa di diverso per lei rispetto alla libido fine a sé stessa o una cotta adolescenziale per una ragazza più grande e saggia. 'Se non è la tua fidanzata, allora cos’è?' Chiede rabbiosamente il padre di Scimmia, e il silenzio del giovane dice tanto.

Il tema degli adulti incapaci di fare da guide continua a ritornare sotto forma di genitori assenti e autorità poco autoritarie, ma mai in un contesto fortemente politicizzato. In the Heat of the Sun tratta la rivoluzione culturale non tanto con venerazione, quanto più come un distaccato e malinconico oggetto di nostalgia, senza mai esprimere un giudizio su niente. L’inquadratura resta intenzionalmente distante, la voce narrante è quella di uno Scimmia ormai diventato adulto, ironicamente consapevole di sé, che addirittura si rimprovera da solo per aver raccontato alcune vicende più come avrebbe voluto che fossero andate che come andarono davvero.

Cose brutte succedevano al tempo, ma sufficientemente lontano, tanto da divenire irrilevanti; non per il quadro generale, ma irrilevanti nei ricordi di come le cose erano allora. Sì, il film è piuttosto selettivo in questo senso - 'Le mie storie sono tutte ambientate in estate', racconta Scimmia – selezionando solo le cose che contavano per la sua generazione, cresciuta in quel contesto.

In the Heat of the Sun critica questa generazione, ma in maniera indiretta. L’incapacità di Scimmia di articolare bene il suo pensiero è parte del tema generale del bramare qualcosa che è fuori dalla nostra portata. Lui corre dietro a Mi Lan, ma fa fatica a esprimere a parole i suoi sentimenti più profondi, e i suoi amici più grandi e abili con le parole sembrano riuscire a offrire lei quello che Scimmia sembra non essere in grado di dare, ed è la sua frustrazione che gli riporta alla mente degli eventi.

‘L’onestà totale è impossibile’, dice la voce narrante di Scimmia, mentre brama di capire come siano successe le cose, perché, ma anche cercando di stabilire se siano mai veramente accadute, invitando lo spettatore a non prendere niente di quello che dice per oro colato. In the Heat of the Sun suggerisce da una parte un rimpianto, sia per un passato che ormai è andato che per le opportunità perse, e dall’altra evita di fare del moralismo, né celebrando né condannando la storia recente della Cina.

Solo una spicciola sequenza poco prima dei titoli di coda mostra il rovescio della medaglia alle due ore e venti minuti di lasciarsi andare a confusi ricordi, che ci fa intravedere una Pechino di appena due decenni più tardi che sembra quasi aliena, irreale e completamente trasformata, tanto che nemmeno Scimmia capisce come si sia trasformata in quello che vediamo oggi.

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Curiosità:
  • Di tanto in tanto i ragazzi del gruppo di Scimmia salutano il ragazzo ritardato dicendo "Gooloomoo" (古伦木), e lui risponde "Oobal" (欧巴). Gulumnu e Oba sono i nomi di due personaggi dell'opera "奇袭白虎团" (Raid the White Tiger). La reazione del ragazzo disabile nella scena finale sembrerebbe significare il cambiamento dei tempi e dell'intera Cina;
  • Nella colonna sonora è presente anche L'Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni.

SOTTOTITOLI

Traduzione: SulFiloDeiRicordi

Revisione: Kiny0


TRAILER





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Messaggio modificato da SulFiloDeiRicordi il 14 August 2020 - 02:44 PM


#2 JulesJT

    Wu-Tang Lover

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Inviato 18 June 2020 - 02:12 PM

Questa è una chicca assoluta. Grazie, davvero.

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Cinema Asiatico:
Welcome to the Space Show, Udaan (2010), Goyōkin, Fuse, Dragon Town Story, The River with No Bridge, ILO ILO, A Time in Quchi
Still the Water, Norte - the End of History, The Terrorizers, Yi Yi, Stray Dogs, Tag,
Cemetery of Splendour, A Brighter Summer Day,
Labour of Love,Double Suicide, Japanese Girls at the Harbor, Nobi (Fires on the Plain), The Postmaster, Radiance, Liz and the Blue Bird
Modest Heroes,
The Seen and Unseen, Killing

L'Altro Cinema:
Kriegerin, Chop Shop, Marilena de la P7, Kinderspiel, Kes, Abbas Kiarostami (special), Hanami, L'enfance nue, Short Term 12
Mamasunción, The Rocket, The Selfish Giant,
Argentinian Lesson, Holubice, The Long Day Closes, Mon oncle Antoine, O som do Tempo
Mammu, es tevi mīlu, Skin, Une histoire sans importance, Couro de Gato, Los motivos de Berta, Ne bolit golova u dyatla, Valuri, Club Sandwich
, Whiplash, The Strange Little Cat, Cousin Jules, La fugue, Susa, Corn Island, Beshkempir, The Better Angels, Paul et Virginie, Im Keller, Ich Seh Ich Seh, Harmony Lessons, Medeas, Jess + Moss, Foreign Land, Ratcatcher, La maison des bois, Bal, The Valley of the Bees, Los insólitos peces gato, Jack, Être et avoir, Egyedül, Évolution, Hide Your Smiling Faces, Clouds of Glass, Les démons, On the Way to the Sea, Interlude in the Marshland, Tikkun, Montanha, Respire, Blind Kind, Kelid, Sameblod, Lettre d'un cinéaste à sa fille, Warrendale, The Great White Silence, Manhã de Santo António, The Wounded Angel, Days of Gray, Voyage of Time: Life's Journey,Quatre nuits d'un rêveur, This Side of Paradise, La jeune fille sans mains, La petite fille qui aimait trop les allumettes, CoinCoin et les Z'inhumains, Brothers, Permanent Green Light, Ryuichi Sakamoto: Coda, Travel Songs, Reminiscences of a Journey to Lithuania, Retouch, Barn, Fauve, Fragment of an Empire,

Drama: Oshin, Going My Home
Focus: AW - Anime Project 2013, Sull'Onda di Taiwan, Art Theatre Guild of Japan, Allan King, Jonas Mekas,

#3 Shirayukihime

    PortaCaffé

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Inviato 18 June 2020 - 07:30 PM

Grazie mille per questo rilascio.

#4 fabiojappo

    Regista

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Inviato 19 June 2020 - 01:44 PM

Bellissimo ! Finalmente su AW, dopo alcune prenotazioni droppate nel corso degli anni

Citazione

Nella colonna sonora è presente anche L'Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni.
Sempre una meraviglia, con la sua forza evocativa !

Messaggio modificato da fabiojappo il 19 June 2020 - 02:26 PM


#5 François Truffaut

    Wonghiano

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Inviato 19 June 2020 - 05:44 PM

Un capolavoro, grazie grazie grazie!
Sottotitoli per AsianWorld: The Most Distant Course (di Lin Jing-jie, 2007) - The Time to Live and the Time to Die (di Hou Hsiao-hsien, 1985) - The Valiant Ones (di King Hu, 1975) - The Mourning Forest (di Naomi Kawase, 2007) - Loving You (di Johnnie To, 1995) - Tokyo Sonata (di Kiyoshi Kurosawa, 2008) - Nanayo (di Naomi Kawase, 2008)

#6 Iloveasia

    Microfonista

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Inviato 23 June 2020 - 12:29 PM

Conoscevo già questo film, visto con sub.esteri. Condivido la recensione, che però trovo altrettanto reticente quanto il film. Che è connotato da una confenzione smagliante, in un’estate inondata di luce estiva: l’età dell’oro della giovinezza. Già la stazza del film, con scene di massa degne di un kolossal, stridono con il tema di fondo, sostanzialmente nostalgico e intimista. Ma NON può NON risultare irritante la reticenza del film riguardo a quanto accadeva durante le Rivoluzione Culturale. Tralasciando tanta letteratura in merito, non si possono dimenticare film precedenti o coevi infinitamente più coraggiosi, da THE BLUE KITE (Tian Zhuangzhuang) a ADDiO MIA CONCUBINA (Chen Kaige), a VIVERE! (Zhang Yimou) - consiglio anche una recente produzione USA sulla politica del figlio unico, ONE CHILD NATION, girato da espatriati cinesi.
Al regista non interessa (il che sarebbe già un grosso limite), o non ha alcuna visione d’insieme? Il risultato è un film oleografico, una colorata cartolina d’antan, vivace quanto si vuole ma che, al fondo, sa di posticcio, tanto quanto la bella Cina “di facciata”, tanto cara al potere.
Quanto al breve accenno, all’inizio e alla fine, fra la Cina di una volta e quella moderna, una notazione personale: sono stato due volte in Cina, nel 1983 e nel 1997. Non avrei dubbi, da un punto si vista personale (e puramente estetico) su quale Pechino scegliere: la prima. Ma, sapendo quanto ci sta dietro, la sostanza non cambia, cioè il peso opprimente del potere che vola sopra la testa della propria gente, schiacciando ogni manifestazione di libertà personale, e resta perennemente e testardamente uguale. Ogni nostalgia la riguardo di un passato “favoloso” lascia il tempo che trova.

#7 JulesJT

    Wu-Tang Lover

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Inviato 23 June 2020 - 01:05 PM

Visualizza MessaggioIloveasia, il 23 June 2020 - 12:29 PM, ha scritto:

Conoscevo già questo film, visto con sub.esteri. Condivido la recensione, che però trovo altrettanto reticente quanto il film. Che è connotato da una confenzione smagliante, in un’estate inondata di luce estiva: l’età dell’oro della giovinezza. Già la stazza del film, con scene di massa degne di un kolossal, stridono con il tema di fondo, sostanzialmente nostalgico e intimista. Ma NON può NON risultare irritante la reticenza del film riguardo a quanto accadeva durante le Rivoluzione Culturale. Tralasciando tanta letteratura in merito, non si possono dimenticare film precedenti o coevi infinitamente più coraggiosi, da THE BLUE KITE (Tian Zhuangzhuang) a ADDiO MIA CONCUBINA (Chen Kaige), a VIVERE! (Zhang Yimou) - consiglio anche una recente produzione USA sulla politica del figlio unico, ONE CHILD NATION, girato da espatriati cinesi.
Al regista non interessa (il che sarebbe già un grosso limite), o non ha alcuna visione d’insieme? Il risultato è un film oleografico, una colorata cartolina d’antan, vivace quanto si vuole ma che, al fondo, sa di posticcio, tanto quanto la bella Cina “di facciata”, tanto cara al potere.
Quanto al breve accenno, all’inizio e alla fine, fra la Cina di una volta e quella moderna, una notazione personale: sono stato due volte in Cina, nel 1983 e nel 1997. Non avrei dubbi, da un punto si vista personale (e puramente estetico) su quale Pechino scegliere: la prima. Ma, sapendo quanto ci sta dietro, la sostanza non cambia, cioè il peso opprimente del potere che vola sopra la testa della propria gente, schiacciando ogni manifestazione di libertà personale, e resta perennemente e testardamente uguale. Ogni nostalgia la riguardo di un passato “favoloso” lascia il tempo che trova.

Grazie. Commento lucido e dettato da esperienze dirette.

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The Seen and Unseen, Killing

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Kriegerin, Chop Shop, Marilena de la P7, Kinderspiel, Kes, Abbas Kiarostami (special), Hanami, L'enfance nue, Short Term 12
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Mammu, es tevi mīlu, Skin, Une histoire sans importance, Couro de Gato, Los motivos de Berta, Ne bolit golova u dyatla, Valuri, Club Sandwich
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